Archivio di luglio 2006

Il fatto di oggi – Una visita particolare

venerdì 28 luglio 2006

    Il paziente e inesauribile Paolo, che mi sorregge e faticosamente educa nella gestione del sito, mi mette un programma che dovrebbe servire, per chi è in grado di capirlo, a identificare quantità, identità e provenienza dei miei visitatori. Quindi per gioco lo uso, e ridacchio sul fatto che vedrai che prima o poi Spielberg sarà un mio visitatore….

    Spulcio, mi arrabatto, poi vado su lunedì, 24 luglio, e guardo……

 

    Ebbene sì ragazzi, una visita niente di meno che da North Hollywood !!

Ehm… da questo fatto si possono dedurre una serie di cose estremamente interessanti:

  1. A North Hollywood i genitori abbandonano spesso i figli in età pre-scolare davanti ad internet. Essi attraverso l’inconsapevole e immotivata pressione delle proprie dita sulla tastiera raggiungono i siti più strani.
  2. North Hollywood non è Hollywood Hollywood. Se viene definita in altro modo, un motivo ci dovrà pur essere.
  3. Ci sono tre modi per essere visitati sul proprio sito da Hollywood:
  • Essere Jodie Foster
  • Essere Jonathan Demme
  • Avere un amico in vacanza in zona che ti visita da là.

Ehi amico… Grazie !!  Chiunque tu sia.

E’ stato un momento bellissimo !!

 

 

Lo spunto di oggi – L’arco del terzo atto

martedì 25 luglio 2006

 

    Scrivere un film è un percorso lungo, a volte lunghissimo. Nel mio caso l’autunno che verrà farà scoccare il terzo anno. Ci sono momenti in cui non si vede proprio dove si sta andando, e momenti in cui si pensa che tutto il progetto sia sbagliato. Insomma, è un po’ la stessa cosa che capita nella vita. Rimugini, ripensi, ridiscuti. Lasci stare. Poi riprendi. E una delle fasi più costose in termini di fatica e di tempo, è il fatidico terzo atto. Perché è l’ultimo, e se un discorso è inconcludente lo si capisce alla sua conclusione. La chiusura sta lì e ti guarda e ti tiene sotto tiro e in perenne scacco. Ma tu che volevi dire ? Tu che sei avversario dei messaggi, che l’hai raccontata a fare questa storia ?

     Allora se sei fortunato trovi dei compagni che ti sorreggono in questo percorso. Con i quali condividi alcuni tratti del tuo lavoro e che ti aiutano a capire dove ti trovi. Da questo punto di vista sono sempre stato molto fortunato. Storicamente è così: ho sempre avuto compagni di viaggio eccellenti. Ho lasciato aperta la porta della mia cabina di pilotaggio, e ho ricevuto le visite fondamentali di una serie di persone con una testa e un cuore così.

    Questo viaggio è arrivato al terzo atto in compagnia di Sabrina. Sabrina è forse la persona di maggior talento che io abbia mai conosciuto direttamente. Impressionante. I nostri conflitti a fuoco sui personaggi mi lasciano sempre qualcosa di nuovo nell’osservazione del panorama. E la legge che ci guida è molto semplice e per niente facile: ascoltare e dire la verità.

    Bene. Ma quello che è successo l’altro giorno è da festeggiare. Qualunque sia il valore del film: è da festeggiare perché rappresenta l’arrivo di un percorso. Da molto tempo giravo confusamente con la sequenza degli eventi che avrebbero strutturato il terzo atto da un lato, e i suoi problemi di proporzione dall’altro. Perché scrivere è come costruire un arco. Se le diverse pietre che lo compongono sono troppo rade, l’arco crolla perché manca contatto tra una pietra e l’altra. Se viceversa le pietre sono troppe o troppo pesanti, l’arco crolla per eccesso di peso. E’ un equilibrio. Un delicato, emozionante equilibrio che dipana gli eventi nell’arco del tempo narrativo, consentendogli di essere preparati e di risuonare dentro di noi.

    L’altro giorno, sfinito dalle perplessità, rimetto in fila la sequenza, modificata, alterata, limata. Poi dopo una pausa ripercorro tutto il terzo atto. E sta su. Sta su…. sospeso sul mondo con una leggerezza improvvisa. Sì, le obiezioni di Sabrina erano corrette, il coraggio di non accontentarsi era giusto. Ora rimane da rimettere a posto un po’ qua e là ma… possiamo dirlo: l’arco è teso e rimane in piedi.

    Quanto vale questo film ? Non lo so assolutamente. Ma non è di questo che si sta parlando. Si è quasi compiuto un lungo, intenso, faticoso percorso. Si è estratta da dentro una storia che ribolliva in profondità, e come sempre si è capito qualcosa in più di noi stessi. Questo, è precisamente ciò che intendo per successo.

Lo spunto di oggi – Merleau-Ponty, percezione e scienza

giovedì 20 luglio 2006

 

    “Il mondo della percezione, ossia quello che ci è rivelato per mezzo dei sensi e dalla pratica della vita, sembra a prima vista quello che conosciamo meglio, poiché non sono necessari né strumenti né calcoli per accedervi, e in apparenza, è sufficiente, per penetrarvi, aprire gli occhi e lasciarsi vivere. Eppure questa è una falsa apparenza. (…)

    Vorrei mostrare che in larga misura noi ignoriamo un tale mondo almeno sin quando assumiamo un’attitudine pratica o utilitaria, che sono stati necessari molto tempo, molti sforzi e molta cultura per metterlo a nudo, e che uno dei meriti dell’arte e del pensiero moderni consiste nell’averci fatto riscoprire il mondo in cui viviamo ma che abbiamo sempre la tentazione di dimenticare.

    (…) Se voglio sapere cosa sia la luce, non è forse al fisico che devo rivolgermi ? (…) A cosa servirebbe consultare i nostri sensi, attardarci su quanto la nostra percezione ci insegna sui colori, sui riflessi e sulle cose che li portano, poiché, in tutta evidenza, queste sono solo apparenze e il sapere metodico dello scienziato, le sue valutazioni, i suoi esperimenti possono liberarci dalle illusioni in cui vivono i nostri sensi, facendoci così accedere all’autentica natura delle cose ? (…)

 

     Il rapporto tra percezione e scienza è lo stesso che intercorre tra apparenza e realtà. La nostra dignità risiede nel rimetterci all’intelligenza che, sola, ci farà scoprire la verità del mondo. (…)

    Non si tratta di negare o di limitare la scienza; si tratta di sapere se essa ha il diritto di negare o di escludere come illusorie tutte le ricerche che non procedono, secondo il suo metodo, per misurazioni, comparazioni, e non si concludono con leggi come quelle della fisica classica, che fanno derivare specifiche conseguenze da specifiche condizioni. Non solo una tale domanda non indica nessuna ostilità nei confronti della scienza, ma è piuttosto la scienza stessa, nei suoi sviluppi più recenti, che ci obbliga a porla, e ci invita a rispondere negativamente. (…)

    A partire dalla fine del XIX secolo, gli scienziati si sono abituati a considerare le loro leggi e le loro teorie non più come l’immagine esatta di quel che accade in natura, ma come schemi sempre più semplici dell’evento naturale, destinati a esser corretti attraverso ricerche via via più precise – a considerarle, in una parola, delle conoscenze approssimative.” 

 

Maurice Merleau-Ponty, “Conversazioni “

Lo spunto di oggi – Fauré, Racine. Il giorno eterno della terra e dei cieli.

lunedì 17 luglio 2006

 

 

    Questo è il testo del Cantico di Jean Racine:

 

Verbe égal au Trés-Haut Notre unique espérance,

Jour éternel de la terre et des cieux,

De la paisible nuit nous rompons le silence,

Divin Sauveur, jette sur nous les yeux! 

 

Répands sur nous le feu de la gràce puissante,

que tous l’enfer fuie au son de ta voix,

Dissipe le sommeil d’une àme languisante,

qui la conduit à l’oubli de tes lois!

 

O Christ soit favorable à ce peuple fidèle

pour te benir maintenant rassemblé,

Reçoit les chants qu’il offre, à ta gloire immortelle,

et de tes dons qu’il retourne comblé! 

 

Qui potete ascoltare la musica di  Fauré:

http://fr.wikipedia.org/wiki/Cantique_de_Jean_Racine_(Faur%C3%A9)

 

Fulminato da tanta bellezza, non trovo parole per commentarlo…. buon ascolto. 

Radiografie – Quando sei nato non puoi più nasconderti, di Marco Tullio Giordana

mercoledì 12 luglio 2006
    “Ero su una sponda. Ho preso una nave. E dall’altra parte ho incontrato Maria”. Qualche anno fa mi imbattei in questo esercizio di sceneggiatura. Sviluppare in ogni genere possibile queste tre frasi che corrispondono ai tre atti di una storia. Può essere un horror, se Maria è un mostro,  può essere una commedia sofisticata se Maria è Ninotchka. Può essere tutto. L’importante è capire che nel primo atto sei nella tua normalità, nel secondo affronti i tuoi ostacoli e cambi, nel terzo giungi a un nuovo equilibrio, un’altra sponda nella quale ridefinisci te stesso. Questo sommariamente e schematicamente era il senso dell’esercizio.

    Come non poteva tornarmi in mente dopo il film di Giordana ? Un bambino del ricco nord – est, un viaggio per mare con “l’altro” per definizione, e l’approdo a un’altra riva, la stessa da cui era partita ma ormai non più uguale perché vista con occhi affatto diversi. Nella sceneggiatura poi c’è la firma di Sandro Petraglia,  garanzia – a volte forse anche eccessiva – di organizzazione e funzionalità della scrittura.

    E invece…. voglio soffermarmi solo su uno dei tanti punti del film. E con l’ottica di tentare come al solito una lastra per evidenziare un eventuale problema, non con l’intento di criticare tanto per farlo. Radiografiamo il secondo atto del film. Il viaggio di ritorno e il periodo di permanenza al centro di prima accoglienza. La storia racconta il cambiamento di una famiglia quando si rende conto che tutti i soldi del mondo non ti salvano come la mano di un poveraccio che ti tira fuori dalle acque del mare. In altre parole nessun possesso salva quanto una relazione. La sera prima di imbarcarsi gli adulti si comportano come sempre, troppo sicuri di se stessi, mettendo a rischio i muri di cinta delle proprie vite, matrimonio e famiglia, incuranti del punto di vista di un figlio giovanissimo che vede atteggiamenti che lo feriscono. Bastano due ragazze di passaggio e gli uomini non sono più gli stessi.

    Poi si parte, sicuri della propria imbarcazione, dei propri sistemi di navigazione. E quello che psicologicamente era successo a riva, di fronte alle ragazze, ora succede fisicamente in mare: ci si perde il figlio senza accorgersene. A questo segue un’inversione di rotta della barca – quando si scopre l’assenza del bambino – cui farà specchio un’inversione di rotta psicologica una volta arrivati a terra. Diciamo che la struttura c’è, è fin troppo “ben impostata” per i miei gusti, ma tant’è che funziona benissimo.

    Il bambino, dopo un po’, viene ripescato dal barcone dei clandestini. Entra nel regno dell’incertezza, della paura, dei senza terra. Buongiorno vita, eccoci qua. E’ un momento che deve diventare molto ricco, di grande cambiamento, di grande impatto. E in effetti è anche girato bene, e ben recitato dai giovanissimi attori. Ma… il primo punto è che questo bambino già prima di partire dissentiva dall’atteggiamento dei grandi. Era già un bambino con una sensibilità predisposta a capire più profondamente le cose. Così noi non abbiamo mai la sensazione che cambi, ma che quel tonfo in mare sarebbe dovuto capitare piuttosto al padre o allo zio.  

    E il secondo punto è proprio strutturale. Per tutto il tempo del viaggio sul barcone, un tempo lunghissimo, il film non torna mai sul padre e sullo zio che cercano il ragazzino. Già quando  era caduto in mare, guardando il film pensavo: chissà come mi mostrerà la scoperta della sparizione in un modo che non sia banale, che mi dica qualcosa di specifico, di profondo e di unico su questi adulti. Sono fratelli, tra l’altro, e quindi chissà se uscirà qualcosa sulla loro storia, che mi faccia entrare dentro di loro. Questo è un momento di grande crisi, e crisi significa spaccatura e possibilità. Voglio entrare nella spaccatura e vedere il cuore, se no il cinema a cosa serve ? E invece c’è una scena molto standard, un giro inquieto per la barca, e poi un esterno lontano nel quale si grida: “Vira, vira!” Nient’altro. 

    Per tutto il viaggio di ritorno, non si vedono più. Solo clandestini e barcone. Questo non significa che il film sia scritto male, non esprimo mai giudizi di questo genere. Questo però significa una scelta precisa: che il cinema serve a documentare la realtà di oggi, che serve a mostrare come va il mondo, che serve a fare cronaca e critica della società odierna. E che i personaggi volenti o nolenti devono adeguarsi al nostro scopo. Così, se anche stanno vivendo un momento tremendo della loro vita, nel quale certamente emergerà con chiarezza e profondità chi sono veramente, li teniamo indifferentemente in disparte per qualcosa come mezz’ora. Perché non ci servono e dobbiamo mostrare come si vive veramente in un barcone per clandestini. Su questo, dall’alto del mio non aver girato ancora nulla di significativo, mi permetto di dissentire. La storia, è sempre la storia di qualcuno. Se ti dimentichi di lui, la sua storia non ha più senso. E se è vero che il protagonista è il ragazzino, i suoi genitori e parenti hanno un ruolo enorme nella vicenda, rappresentano tutto un certo tipo di società tra l’altro, e proprio volendo fare attenzione al documentare la realtà davvero mi sarebbe piaciuto conoscerli meglio.

    Esistono storie standard. Insomma, alla fine tutti siamo divorziati o abbiamo amici divorziati. Tutti siamo o conosciamo persone felicemente sposate. Se stiamo ai fatti, i fatti sono tutti standard. Le persone non lo sono mai. Voi, dovendo scrivere, che strada scegliereste ? 

     

La notizia di oggi – Nasce SHORTVILLAGE.TV

giovedì 6 luglio 2006
Ancora una nota su Shortvillage. Ecco il Comunicato Stampa che annuncia la nascita di qualcosa di veramente diverso.
Auguri Emmefilm !
 
 
COMUNICATO STAMPA
 
Roma, 5 luglio 2006

Apre ShortVillage Television.
Fuori dai soliti Sche(r)mi
Shortvillage lancia la prima Web channel al mondo (fino a prova contraria) dedicata al CinemaBreve e un modo diverso per guardare (al)la televisione

Apre Shortvillage Television, la televisione su internet dedicata al CinemaBreve. 6 canali che si occupano di diffondere e promuovere una forma d’arte e un prodotto culturale, cioè il cortometraggio di fiction, animazione e documentario, che non trova spazio nei normali circuiti di distribuzione quali la sala cinematografica e la televisione tradizionale.
Tre dei sei canali (CinemaBreve1, CinemaBreve2 e Itinerari) saranno dedicati alla proiezione delle opere brevi del catalogo Shortvillage Distribuzione (www.shortvillage.com/distribuzione) – sito di recente apertura -. Mentre, i canali Speciali, Festival e Taglio Corto avranno come obiettivo quello di promuovere la conoscenza di festival e concorsi, gli unici (o quasi) luoghi in Italia e all’estero fino ad oggi deputati alla distribuzione dei corti e a stimolare e approfondire il discorso sul cinema e sul corto, proponendo servizi, indagini, reportage, ritratti d’autore, interviste a personaggi illustri del cinema di ieri e di oggi e presentando i nuovi autori emergenti. Molti i servizi, inoltre, per indagare le divergenze e le similarità dei sistemi audiovisivi europei, i quali, proposti sia in lingua originale sia doppiati, hanno l’obiettivo di stimolare un discorso e un confronto di portata internazionale.
L’accesso alla televisione è completamente gratuito: basterà digitare www.shortvillage.tv, oppure, dal sito www.shortvillage.com, cliccando il tasto “Televisione”.

Internet è il luogo della possibilità, del futuro. Uno strumento che è nelle mani delle persone e che solo le persone sono in grado di declinare a favore dello sviluppo e del miglioramento delle condizioni culturali e materiali delle società.

Il fatto di oggi – Un sito che ci fa felici

martedì 4 luglio 2006

 

 

    Con molta felicità do la notizia della nascita del sito di distribuzione della Emmefilm.com. Tra i film splendidi di alcuni amici, sono contento di dire che c’è anche “Un inguaribile amore”. E’ molto difficile, in rete, poter vedere bene dei film dimenticandosi di essere in internet. Qui succede, perché ogni lavoro e ogni autore sono stati protetti da una cornice, da una piccola casa su misura. Grazie quindi a tutta la banda di Shortvillage, alla loro utopia che continua…

    Andateci, se ne avete voglia, e fatevi una scorpacciata di storie, di emozioni, di pensieri…

Il link è:  www.emmefilm.com/distribuzione