Archivio di agosto 2006

Radiografie – Giro di Giostra, di Samantha Casella

giovedì 31 agosto 2006
 
 
    C’è un film giovanissimo, femminile, italiano, che verrà proiettato nella sezione “Venice Film Meeting” al Festival di Venezia il prossimo 6 settembre. E’ “Giro di Giostra” di Samantha Casella. Un film che ho avuto la possibilità di vedere quasi in antemprima e di cui mi sembra interessante parlare.

    La vicenda narra di un giovane attore teatrale che si trova alle soglie del grande successo televisivo, vive in una casa lussuosa e incombente con madre, zio e sorella. Quest’ultima nutre per lui un’incontenibile e insana passione. Passione che a sua volta il giovane protagonista riversa su Alexa, presenza misteriosa conosciuta in chat anni prima. Un caro amico accompagna la sua vita, ma tra i due le distanze aumentano sempre più: punti di vista, emozioni, modi di intendere e vivere la vita.

    Quasi tutto ciò che ho letto in rete su questo film pare evidenziare come elemento portante l’affinità tra il giovane attore e il principe Myskin, l’Idiota di Dostoevskij. Myskin è in effetti il nick name del protagonista del film. In ogni caso, la radiografia non verterà su questo ma su ciò che a mio avviso è centrale: la relazione che esiste tra tema e linguaggio.

    Lo spettacolo (ogni spettacolo, ma innanzitutto quello che mette in scena il nostro protagonista) è il luogo della rappresentazione, e anche la chat in qualche modo lo è: le parole che si scrivono dicono di noi ma non sono noi. Possono essere usate per dire ma anche per nascondere. Per comunicare ma anche per mentire. Insomma rappresentano noi come vogliamo essere visti. E questa rappresentazione mai come oggi si è sostituita alla presenza. Sartre diceva che la vita o si vive o si racconta. Samantha ci porta in un labirinto invisibile nel quale la vita o si vive o si rappresenta. Questo film è il lungo, tormentato, lento, insidioso percorso che un giovane compie a partire dalla rappresentazione di sé, delle proprie idee, della propria storia personale, fino alla presenza della vita vera che si dà interamente ad ogni respiro. Nel puro presente. Nell’incontro. Non nella vita virtuale ma in quella virtuosa delle relazioni autentiche.

    La madre e lo zio non fanno altro che leggere. Testi teologici soprattutto, ma in ogni caso di altissimo livello. Nessun contatto fisico, nessuna emozione. Un’ aleggiante ambiguità nella relazione tra madre e zio, cui fa da specchio alla fine quella tra fratello e sorella. Cosa fa un bambino che non è mai stato accarezzato ? Che non ha mai avuto un abbraccio, un bacio, una vita fisica a contatto con il corpo della mamma e del papà ? Ama Alexa, disincarnata sequenza di parole su un monitor. Alexa che per anni si nega all’incontro trincerandosi dietro la rappresentazione di sé, e che quindi rassicura il nostro eroe dai rischi del contatto e dell’incontro.

    Così il film scorre dipanandosi attraverso una lingua controllatissima. Apparentemente estetica, in realtà molto etica. Samantha ci immerge in un torbido acquario, nel quale la macchina si muove con estremo rigore e ragionamento. Il materiale magmatico, emotivo, persino morboso del film, è arginato,  dominato, organizzato da una lingua severa nonostante la musica abbondante. Intanto che la storia ci trasporta in questo viaggio dalla rappresentazione alla presenza, Samantha non fa che osservare quasi da fuori, con un ritmo che sottomette a se stesso qualunque sbalzo emotivo, i fatti che racconta. La lingua posiziona il narratore, il pubblico, e conferisce senso agli eventi.

    Mi piacerebbe vedere più spesso film italiani così consapevoli. E’ bello vedere l’integrità di chi sta raccontando una storia terribile, che non diventa mai giudizio su ciò che sta raccontando. E’ bello veder usare una lingua molto precisa e specifica per narrare una storia davvero universale: quella dell’uomo che non riesce più a prendere contatto con la realtà e quindi nemmeno con la verità di se stesso, ma rimane avvolto per tutta la vita in un lenzuolo di simulacri e di immagini. Purtroppo spesso si assiste a film che usano una lingua stereotipata in tutto il mondo per raccontare vicende assolutamente private e di scarso interesse per la comunità.

    Infine certo… il film di Samantha secondo me ha anche dei difetti. Ma quando il film di una persona così giovane (Samantha è nata nel 1976) contiene così tanto valore, non ha senso parlare dei difetti in pubblico. Il film di Samantha è una bella notizia per il nostro cinema. Forse, qualcosa sta cambiando…

Radiografie – La Bestia nel Cuore, di Cristina Comencini

venerdì 25 agosto 2006

Quando ho visto questo film, la prima cosa che ho pensato è che raramente un lavoro è così rappresentativo dei tempi che stiamo vivendo e che soprattutto il cinema italiano sta attraversando. “La bestia nel cuore” ha una scelta tematica fortissima: l’abuso incestuoso di un padre sui figli piccoli. Che li segna per il resto della loro vita. Sfida pesante e di grande responsabilità: nel folto pubblico che avrebbe poi assistito alle proiezioni, era facile immaginare che più di qualcuno si sarebbe segretamente o non segretamente riconosciuto.

Come sempre, queste sono radiografie soggettive, non valutazioni di merito. Un personaggio, visto che in questo film il personaggio è il motore di tutto (la storia è passata da molti anni e questo è il tempo di affrontarla e capirla), si costituisce di solito di tre dimensioni, come tutti noi. Diciamo almeno tre. Una dimensione intima (noi soli nudi di fronte allo specchio), una dimensione personale (noi con i nostri rapporti personali più stretti), una dimensione sociale (noi nel mondo e nel nostro lavoro). Ogni cosa che avviene nella nostra vita ha riflessi diretti o indiretti su tutte e tre queste dimensioni. Un malessere intimo incide sui rapporti e sul lavoro, e così via.

Giovanna Mezzogiorno (ho letto qualche stroncatura per lei, a me sembra sempre molto brava) inizia a sentire un malessere nei sogni. Quindi nella sua sfera intima. Questo malessere si espande e ne parla al fratello da molti anni in America. Del suo lavoro – sua dimensione sociale -  vediamo qualche secondo, praticamente non esiste: fa la doppiatrice e le pochissime scene sull’argomento servono unicamente per “prelevare” la Finocchiaro da “girare” alla non vedente Stefania Rocca. Le dimensioni della protagonista sono quindi dall’inizio ridotte a due. Non sapremo mai come e quanto e se la scoperta dell’abuso subito inciderà sul suo lavoro. Non solo. La donna decide di non parlarne con il suo uomo, e praticamente nemmeno con la sua amica del cuore, appunto Stefania Rocca. Solo con il fratello. Giustificato, scelta lecita. Ma così ci viene praticamente tolta anche la dimensione personale del confronto.

Rimane la scena notturna in cucina, con Lo Cascio che racconta piangendo la triste vicenda della loro infanzia, e lei che piangendo ascolta. E pone una domanda, sacrosanta: e la mamma ? Non diceva nulla la mamma ? Giusto, bel momento. Ma a mio avviso insufficiente. Insomma, se io sapessi di aver subito degli abusi di cui non ero a conoscenza perché troppo piccolo, da mia sorella maggiore vorrei sapere tutto, maniacalmente, anche i dettagli. Soprattutto quelli. Perché si sta parlando di qualcosa che ho subito io, qualcosa di gravissimo e per certi versi di mai completamente riparabile.  Invece l’unica cosa che viene detta è che “avvenne due volte”. Avvenne cosa ?

Qui voglio fare un passo indietro. “Sotto accusa”, Jonathan Kaplan, Oscar a Jodie Foster come miglior attrice. Dall’inizio del film capiamo cosa le è successo. Entra in un bar, è un po’ brilla, si lascia andare a un ballo un po’ provocatorio e subisce un efferato e reiterato stupro. Lo sappiamo da subito e fino alla fine del film non si fa che ripetere la cosa. Arriviamo al terzo atto, il processo. Jodie Foster in primo piano per un tempo infinito, con voce monocorde e sguardo fisso ripercorre ciò che noi sappiamo perfettamente. Ma lo riempie di cose, luci, dettagli, colori, sapori. Di tutto ciò che costituisce l’esperienza fisica ed emotiva della vita. Che si stampa dentro e non si toglie più. In altre parole, di verità. E’ il momento più duro del film. A dispetto di tutto quel che abbiamo visto prima. Lei che lo racconta. Perché il personaggio di Giovanna Mezzogiorno non chiede al fratello di raccontare tutto ? Tutto quello che ricorda, accidenti, è della sua vita che si sta parlando.

Ma non si sta affermando che sceneggiatori molto più esperti del sottoscritto abbiano commesso errori o fatto un brutto lavoro. (Anche se certe sviste non sono belle. Lei ad esempio arriva in America dove il fratello vive da anni e gli chiede: “Allora, come ti trovi qui ?” Non gli ha mai parlato al telefono ? E sul finale, qualcuno mi suggerisce: dopo anni di psicoterapia perché non riesce a toccare i suoi figli, a Lo Cascio basta aver visto la sorella una volta per abbracciarli sereno ?)

Si sta affermando, come si diceva all’inizio, che questo film fotografa una situazione molto italiana. C’è molta capacità di fare bene le cose. Il film è realizzato bene credo in tutti i suoi aspetti. Gli attori ci sono e sono quasi tutti molto bravi. Ma a dispetto della depressione del regista televisivo Battiston, che solleva il velo sulla situazione produttiva televisiva e sulla sua qualità, la Comencini realizza esattamente un prodotto televisivo. La differenza tra “La bestia nel cuore” e “Sotto accusa” o “Festen” è il prime time. Fai dire a Lo Cascio che cosa gli ha fatto suo padre, fai andare Giovanna Mezzogiorno in crisi fino in fondo, falle attraversare un momento serio di rifiuto anche del bambino, falla forse persino abortire in preda alla solitudine e alla disperazione. Evita di cambiare i gusti sessuali della Finocchiaro e lascia Stefania Rocca a fare i conti sul serio con una solitudine con la quale tutti in un modo o nell’altro ci dobbiamo confrontare. E’ un altro film. Non va su Rai Uno in prima serata. Ci va molto più tardi e sarà un film molto più scomodo. In altre parole, non sarà un film tipicamente italiano.

La radiografia forse stavolta è poco obiettiva, forse severa. Ma sento il rammarico dell’occasione perduta. La capacità di fare che non corre sui binari del coraggio. La voglia di conoscere i personaggi che deve fare i conti con chi conosce troppo bene il pubblico. La necessità della storia che sbatte contro quella del bilancio. Spero di rivedere presto un film di Cristina Comencini. Perché a mio avviso sarebbe bastato un pizzico di coraggio in più, e l’Italia avrebbe un altro Oscar.

Lo spunto di oggi – Storia contro Personaggio

giovedì 24 agosto 2006

    Discuto spesso con gli amici che scrivono, sulla prevalenza del personaggio o della storia. E premetto che non ho pregiudizi, ritengo solo che le persone siano originali ogni volta, le vicende più o meno sempre le stesse. Ma non per questo meno forti o autentiche. Però mi viene in mente un piccolo passaggio de “Il cinema oltre le regole”, testo già citato in questo blog, che mi sembra un discreto contributo alla discussione.

    “Una delle questioni con cui dovrete continuamente confrontarvi è quella della supremazia del personaggio rispetto al plot, o viceversa: è il dilemma storia di primo piano / storia di secondo piano. (…) Le storie vengono arricchite dall’avere sia una storia di primo che una di secondo piano. Tuttavia, ci sono alcune storie e generi che necessitano più dell’una che dell’altra: i film d’avventura, le farse, la satira e i musical non hanno bisogno di personaggi tanto complessi, quanto di plot elaborati. Altri generi, come il melodramma e il film noir, dipendono dalla complessità dei personaggi; quindi, nel melodramma e nel noir è maggiore il tempo filmico speso nella caratterizzazione piuttosto che nel plot.

(…)

    “Implicito nell’affidamento al personaggio è un maggiore affidamento ai dialoghi. Il vostro dialogo nelle storie di secondo piano deve essere eccezionalmente intenso e attraente, così da compensare la semplicità del plot. L’esigenza di stimoli da parte degli spettatori non è minore nella storia di secondo piano rispetto a una storia di primo piano. Tenete a mente l’equilibrio che esiste tra plot e personaggio. Di cosa ha bisogno la vostra storia ? Più dell’uno o più dell’altro ?”

 ”Il cinema oltre le regole” – Ken Dancyger – Jeff Rush

 

Il fatto di oggi, Videocorto di Nettuno

lunedì 21 agosto 2006

Ecco tutti i risultati di Videocorto Nettuno '06:

MIGLIOR FILM VIDEOCORTO D'ORO:
CACHACA

VIDEOCORTO D'ARGENTO:
UN INGUARIBILE AMORE

VIDEOCORTO DI BRONZO:
TANA LIBERA TUTTI.

MIGLIOR REGIA:
1) GIOVANNI COVINI  UN INGUARIBILE AMORE
2) VITO PALMIERI TANA LIBERA TUTTI
3) CACHACA S. SIBILIA/F. FERRO

MIGLIOR ATTORE:
DUE BRAVI RAGAZZI

MIGLIORE ATTRICE:
IO TU NOI TUTTI

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA:
IO TU NOI TUTTI

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA:
TROPPO TEMPO PER PENSARE

MIGLIOR SCENEGGIATURA:
DOV'E' FRANCESCA?

MIGLIOR SOGGETTO:
TANA LIBERA TUTTI

MIGLIOR LOCANDINA:
INCONTROTEMPO

MIGLIOR FOTOGRAFIA:
IN FONDO AGLI OCCHI

MIGLIORI TITOLI DI TESTA E CODA:
UN CASO PER CASO

MIGLIORI COSTUMI:
UN CASO PER CASO

MIGLIORI SCENE ED AMBIENTI:
BAIANO


MIGLIOR COLONNA SONORA:
42

MIGLIOR MONTAGGIO:
CACHACA

PREMIO TROISI:
BAIANO

MENZIONE SPECIALE PREMIO TROISI:
alla fotografia di IN FONDO AGLI OCCHI

PERGAMENA DEL PUBBLICO:
TANA LIBERA TUTTI

La giuria ha inoltre espresso le seguenti menzioni:
alla miglior opera prima EENZ!
ai piccoli attori di TANA LIBERA TUTTI
ai due protagonisti di UN INGUARIBILE AMORE
al casting di PENTITO

 

Un grazie di cuore alla giuria, agli organizzatori Elvio Calderoni e Giulia Bartoli,  al pubblico che come sempre fa vivere un film, e ancora una volta a Cesare Scoccimarro e Stefania Bastianello.  Buon inizio a tutti, di cuore.

Lo spunto di oggi – Renoir secondo Truffaut

lunedì 14 agosto 2006

 

 

    “Jean Renoir non filma situazioni ma piuttosto – vi chiedo di ripensare a quell’attrazione da fiera che si chiama “palazzo degli specchi” – personaggi che cercano di uscire da questo palazzo e urtano contro gli specchi della realtà. Jean Renoir non filma idee ma uomini e donne che hanno idee e queste idee, per quanto barocche o illusorie possano essere, lui non ci invita né ad adottarle né a scartarle, ma semplicemente a rispettarle.

    Quando un uomo ci sembra ridicolo per la sua ostinazione a imporre una certa immagine solenne della sua esistenza, sia che si tratti di un politico che di un artista megalomane, si dice che perde di vista il neonato con i suoi vagiti che è stato nella sua culla e il vecchio rottame con i suoi rantoli che sarà sul letto di morte. E’ chiaro che l’opera cinematografica di Jean Renoir non perde mai di vista questo uomo indifeso, sostenuto dalla grande illusione della vita sociale, l’uomo senza aggettivi.”

François Truffaut 

Lo spunto di oggi – Il trionfo della bellezza, Dino Campana

giovedì 10 agosto 2006

Tre giovani fiorentine camminano

 

Ondulava sul passo verginale

Ondulava la chioma musicale

Nello splendore del tiepido sole

Eran tre vergini e una grazia sola

Ondulava sul passo verginale

Crespa e nera la chioma musicale

Eran tre vergini e una grazia sola

E sei piedini in marcia militare.

Lo spunto di oggi – Friends II parte

lunedì 7 agosto 2006

 

 

Joey si prepara per la sua audizione:
“E’ la versione musicale del “Racconto delle due città”. Quindi credo proprio che canterò “New York New York” e “I left my heart in San Francisco”.

Rachel sulla possessività di Ross:
“Oh… per favore, ora basta con queste scuse assurde. Tanto valeva venire direttamente a fare la pipì tutto intorno alla mia scrivania.”

Monica: “Chandler, sei figlio unico vero ? Non hai avuto queste noie”.
Chandler: “No, no. Anche se devo dire che avevo un amico immaginario che… i miei genitori preferivano a me”. 

Ross: “Non so neanche impedire a Marcel di mangiare il tappetino del bagno. Come faccio a educare un figlio ?”
Chandler: “Sai Ross, adesso ci sono degli scienziati che dicono che fra i bambini e le scimmie c’è una certa differenza.” 

Lo spunto di oggi – Piccole vacanze per la mente: Friends – 1 –

venerdì 4 agosto 2006

    Necessito di vacanza per la mente. E naturalmente è più bello se la si fa insieme. Così, ecco qua alcuni dei miei supporti preferiti, battute sparse qua e là…

 

Ross difende la sua dimostrazione d’affetto per Rachel:
“Ma santo cielo, un povero uomo non può neanche più mandare un quartetto di cantanti nell’ufficio della sua ragazza ?”

Monica:
“Senti, mi ci sono voluti 28 anni per trovare l’uomo adatto. E proseguendo di questo passo ne avrò almeno 56 prima di poter avere un bambino. E questo mi sembra stupido !”

Joey chiede ingenuamente del classico “Piccole donne”:
“Ascolta, queste piccole donne… quanto sono piccole ? Insomma, sono piccole da far paura ?” 

 Phoebe sul Natale:
“Io non condivido che degli innocenti alberi siano tagliati nel pieno della loro gioventù e che i loro corpi siano vestiti con fili d’argento e lucine intermittenti. Come riesci a dormire la notte ?” 

 

Lo spunto di oggi – La regola del sei, di Walter Murch

martedì 1 agosto 2006

    Una piccola, preziosa cosa di Walter Murch (uno dei più grandi montatori americani) che mi sembra carino condividere.

 

“Uno stacco ideale (almeno per me) soddisfa allo stesso tempo questi sei criteri:

  1. Rispecchia fedelmente l’emozione del momento
  2. Fa andare avanti la storia
  3. Avviene in un momento interessante e “giusto” dal punto di vista del ritmo
  4. Rispetta quello che potremmo chiamare il “tracciato dell’occhio”, cioè la posizione e il movimento del centro d’attenzione dello spettatore all’interno del fotogramma
  5. Rispetta la “planimetria” , cioè la grammatica delle tre dimensioni proiettate dalla fotografia a due dimensioni (i problemi di salti di campo ecc.)
  6. Rispetta la continuità tridimensionale dello spazio reale (dove stanno i personaggi nella stanza e in rapporto tra loro).