Archivio di dicembre 2006

Lo spunto di oggi – La domanda di Adriana

giovedì 28 dicembre 2006

 

 

    Questa volta Adriana ‘chiede’: colpo di scena è sinonimo di scena madre?
Un incontro, un evento che di per sé non sembra importante, ma che poi acquisisce rilievo perché condiziona una vita, l’azione futura, è una scena madre? Giusto per ‘rompere’ anche a Natale. Ciao

 

   Cara Adriana, il colpo di scena è tale quando dà un colpo alla scena. Quando ne cambia le prospettive, gli equilibri. La scena madre è ogni scena ben scritta. Ogni scena, infatti, è madre delle conseguenze che ha. L’evento che sembra minimo e poi si rivela decisivo dà un colpo alla scena quando si rivela decisivo, non quando sembra minimo. Perché in un film gli eventi hanno il peso che noi gli diamo, e il peso lo dà la consapevolezza del personaggio. Esempio: mio padre mi dice una cosa che io capisco solo vent’anni dopo. Il colpo di scena è vent’anni dopo, non mentre mio padre mi parla.

     La scena madre è la scena di fondazione di un personaggio o di una situazione. Solitamente drammatica, intensa, decisiva. Un tipo di scena che in Italia si scrive sempre meno a causa di un clima troppo buonista, per cui si smussano tutti gli spigoli e tutti gli eventi decisivi. E a causa anche di un certo clima culturale che fa del cinema “colto” un cinema quasi senza eventi, rarefatto, scontornato. Sono scelte. In America ovviamente non è così, ma anche la loro posizione dà adito a volte a scene eccessive, più spettacolari che profonde, più urlate che sentite, più picchiate che agite.

    Quando frequentavo la Paolo Grassi nel corso di regia, un regista che mi ha molto insegnato mi disse: “…che poi sai, Giovanni, più lavori e più ti rendi conto che agli attori puoi veramente dire soltanto una cosa: per favore, recitate bene…”  Ti giro questa esperienza, Adriana. Chiamala scena madre o anche scena suocera se la preferisci, ma scrivila bene….

Lo spunto di oggi – Cesare a Piergiorgio

martedì 26 dicembre 2006
 
     
 
 
   Il mio saluto a Piergiorgio Welby.
 
    “Queste mie parole vogliono essere un saluto e non un addio. Un saluto ad un compagno di viaggio, quello strano e tortuoso viaggio che è la lunga malattia, l’immobilità, l’incapacità di respirare, mangiare e parlare.
Un percorso che ci ha sempre visti uniti e coesi verso un obiettivo comune, quello della libera scelta.
    Anche se molti non lo hanno capito.
Ad un giornalista che mi chiese, pochissimi giorni fa, quale fosse il messaggio che avrei voluto farti avere, io risposi “Fatti forza e continua nella tua battaglia”.
Così è stato.”

 

Ciao Piergiorgio,
con grande rispetto,
Cesare Scoccimarro

Auguri.

sabato 23 dicembre 2006

 

    A tutti coloro che vivono in luoghi nei quali raccontare una storia è semplicemente proibito. A tutti quelli che non dispongono del diritto ad esprimersi politicamente, socialmente, umanamente. Un abbraccio di cuore. E un grazie davvero a chi segue questo piccolo blog. Buon Natale.

Comunicazione – Il nuovo corso di sceneggiatura

giovedì 21 dicembre 2006
    Viste le comunicazioni che ho ricevuto in questi giorni riguardo alla partecipazione o meno al nuovo corso di sceneggiatura, vi prego a titolo di conferma di iscrivervi anche soltanto mettendo il vostro nome in un commento a questo post. Mi spiace chiedervi quest’operazione, ma mi diventa difficile organizzare la cosa. Un caro saluto a tutti e grazie a chi partecipa a questo piccolo blog. gio.

Il fatto di oggi – Un inguaribile nastro d’argento…

martedì 19 dicembre 2006

 

    “Due sguardi, una lavagnetta, un chiaro segreto, un confronto impossibile, il darsi comunicando senza i limiti di una malattia scompaginante, una coppia sempre e comunque anche se la vita non è andata come doveva.

    Notevole ed emozionante, rispettoso e microscopico proprio perché tutto campo e controcampo, senza fronzoli estetici, bastano quel letto e quell’amore, la consapevole naturalezza di un lui e una lei uniti ancora di più da una regìa altro che invisibile, ma meglio così”.

Maurizio Di Rienzo.

A Cesare, a Stefania, a Sottosopra, a Shortvillage, al Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, grazie di cuore.

 

     

Lo spunto di oggi – L’obbiettivo del personaggio

giovedì 14 dicembre 2006
 
 
    Una volta chiarito il bisogno inconscio del personaggio, cioè quell’ elemento della sua interiorità che detta in silenzio tutto l’arco delle sue azioni, scena per scena è fondamentale individuare l’obbiettivo. Se il bisogno inconscio è qualcosa di profondo e non tangibile, non concreto, i gradini per raggiungerlo sono invece fatti di step progressivi e più immediati. Il nostro personaggio dovrà superare un esame, o rubare una borsa, o essere più veloce di chi lo insegue, o riuscire a sedurre qualcuno… L’obbiettivo concreto e il modo in cui tenterà di raggiungerlo, sono gli elementi di cui il pubblico dispone per capirne l’animo in profondità.
    A questo proposito mi viene in mente che spesso si sente dire dei film americani che sono troppo carichi di colpi di scena, di eventi, di sorprese, e che tutto sommato questo stratagemma della suspence è abbastanza infantile e, per qualcuno, narrativamente persino volgare. Non vi è dubbio che talvolta possa essere così. Ma se si osserva in profondità la natura di una storia… si può vedere come non solo nel cinema americano, ma anche nella narrativa non cinematografica, le scene siano alla fine riconducibili a due grandi famiglie: quelle di beat e quelle di establishment. In quelle di beat la storia fa dei passi avanti, procede con gli eventi, in quelle di establishment viene raccontato il mondo, descritta ulteriormente la situazione, ridefinito il contesto.
    Ciò che avviene spesso nei film che non funzionano, è che le scene di beat non sono incisive come dovrebbero, ma sembrano quasi scene di establishment. Se è la terza volta, per esempio, che un personaggio prova in un modo simile ad ottenere la stessa cosa senza riuscirvi, la vera scena di beat sarà solo la prima, mentre le altre due saranno solo descrizione della vitaccia di questo poverino. Perché siano tre beat, nessun tentativo deve assomigliare a quello precedente, e le tre scene devono rivelarci ogni volta un livello nuovo del nostro personaggio. Quando ci chiediamo: cosa vuole Clarissa in questa scena ? E in quella successiva ? E in quella dopo ancora ? Come possiamo far progredire la nostra conoscenza di lei ad ogni passaggio ? Quando ci chiediamo questo, abbiamo più possibilità di renderci conto che magari Clarissa vuole sempre la stessa cosa e non la ottiene perché fa più o meno sempre lo stesso tipo di tentativo per ottenerla.
    Troppo frequentemente scene drammatiche diventano poco più che descrittive, e questo spappola l’energia dei nostri film.
Perciò, mi viene da pensare che la chiarezza di ogni scalino, la relazione drammatica di ogni obbiettivo parziale del personaggio con quello che aveva nella scena precedente e quello che avrà nella scena successiva, siano un luogo irrinunciabile per scrivere una storia e consentirgli di viverci dentro.

Comunicazione – Il nuovo corso di sceneggiatura

lunedì 11 dicembre 2006

    Carissimi tutti, a Gennaio partirà un nuovo corso di sceneggiatura nel mio studio. Le date, la sede e le modalità di iscrizione sono visibili nella sezione CORSI alla voce “Sceneggiatura”.

    In realtà non succede mai che gli incontri siano così ordinati come nello schema. Perché un corso è un viaggio, e i compagni con cui lo fai possono cambiarlo molto. E poi perché non riesco proprio a convincermi che ci sia un modo “giusto” di scrivere per il cinema che possa essere insegnato. Spero sempre che ognuno trovi il proprio. La cosa dà spesso origine a divergenze d’opinione, a volte anche molto accese.

    Ma mi diverte molto, in verità. Perché alla fine chiedo sempre: d’accordo che nel neorealismo il grande De Sica bla bla, e che nella Nouvelle Vague il grande Truffaut invece, ma adesso, Giuditta alza la cornetta e risponde, o lascia squillare e apre il gas ?

Lo spunto di oggi – Sul personaggio: il bisogno inconscio

giovedì 7 dicembre 2006

 

 

 

    Ci sono alcuni studi che affermano che la prima cosa da fare quando si comincia a costruire un personaggio e a scrivere di lui, sia definire con precisione il suo bisogno inconscio. Cioè quello che davvero lo spinge a fare tutto quello che fa senza che lui l’abbia capito. E’ un po’ la stessa logica che spinge gli americani ad affermare che come ogni volta che si parte si conosce la meta del proprio viaggio, la prima cosa di cui essere certi quando si scrive una storia, è il finale.

    Non so, probabilmente il mio percorso di narratore va al contrario. C’è stato un tempo in cui queste “verità” per me erano molto determinate e conseguentemente determinanti. Adesso è come se stessi disimparando tutto…  Non solo in questa quarta stesura del lungometraggio sto continuando a capire Francesca, Andrea, Beppe e Anna, ma quando cominciai la prima stesura avevo una gran voglia di capirli, perché ne ero attratto ma non ne conoscevo il motivo.

    Credo che in questa spigolatura ci sia di mezzo davvero l’oceano. Da una parte, la tecnica formidabile (checché ne dicano gli snob europei che si condannano a film mal raccontati e noiosi che hanno la pretesa di essere sottili) degli americani che gestiscono i volumi e gli equilibri narrativi con una maestria di un altro mondo, dall’altro il nostro desiderio “ostinato e contrario” di voler continuare a capire, di non avere come primo impulso e fine quello di confezionare ma quello di conoscere.

    Chiarisco. Prendere per il bandolo della matassa il bisogno inconscio del nostro personaggio, è un dovere che abbiamo nei suoi confronti e nei confronti di chi seguirà la storia. Significa amarlo, e questa è una condizione necessaria per raccontarlo. Il problema è che questo non è un inizio: è il risultato di tanto cercare nella sabbia, filtrarla passo a passo senza trovare niente del personaggio per molto tempo. Conoscerò il suo bisogno inconscio quando… imparerò ad ascoltarlo. Quando vorrà farmelo capire… Quando saremo in una sufficiente sintonia… Non è come con una persona vera ? Più lavoro sulla mia storia, più capisco che la mia storia lavora su di me. Scrivere è una palestra affascinante e meravigliosa, ma da quando si comincia a farlo con sincerità è una strada ricca di mine, di insidie e di tranelli. La si compie soltanto in cambio di un amore folle. L’incontro con l’altro. Il persona-ggio…

Il fatto di oggi – Cesare e Stefania finalisti ai Nastri d’Argento

lunedì 4 dicembre 2006

 

 

 

NASTRI  D’ARGENTO CORTOMETRAGGI  2006

 

SELEZIONE  FINALISTI

Fiction   

 

  • DENTRO  ROMA di Francesco Costabile 35 mm.  – 25’
  • ZAKARIA  di Max&Gianluca De Serio   35mm. - 15’

  • UN FILO INTORNO AL MONDO  di Sophie Chiariello  35mm. – 14’50”

  • MARTA CON LA A  di Emiliano Corapi   35mm. -  15’

  • PUNTO DI VISTA  di Michele Banzato    35 mm.   6’

  • DO YOU SEE ME?  di Alessandro De Cristofaro  Betacam – 13’20”

  • COME A CASSANO  di Pippo Mezzapesa   35mm. -  13’30”

  • EX  di Tommaso Cariboni     35mm. -  14’40”

     

Docufiction

  • UN INGUARIBILE AMORE  di Giovanni Covini  Betacam Sp  – 16’
  • FOKU FUOCO SPORCO  di Claudio Bozzatello   Digibeta -  18’

     

Animazione 

  • NEWS  di Ursula Ferrara 35mm.  –   4’
  • LA MEMORIA DEI CANI  di Simone Massi   Betacam Sp –  8’
  • MOKA   di Assunta e Mario Fiocco e Francesco Minervini
  • SOLO DUETS  di Joseph Feltus    Dvd -  8’57”
  • LA FERITA  di Elena Chiesa Betacam 5”

 

    Beh… non so cosa dire: grazie ancora a Cesare e Stefania, e grazie ai Giornalisti Cinematografici Italiani per questa “nomination” che costituisce già così un riconoscimento enorme per il nostro film. Grazie anche a tutti quelli che hanno collaborato a “Un inguaribile amore”, e che lo hanno amato. In bocca al lupo a tutti…