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	<title>Commenti a: Lo spunto di oggi &#8211; Che cos&#8217;è vincere</title>
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		<title>Di: Paolo</title>
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		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2007 10:22:05 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Giovanni,

quando pensammo di chiedere a te un aiuto per raccontare di Cesare e Stefania, di due vite e di una storia così simili e vicine alle nostre eppure così lontane e diverse, non immaginavamo dove questa strada ci avrebbe portato. Non c&#039;erano progetti da raccontare, film immaginati o linguaggi condivisi nella nostra testa: solo quella vena di sana incoscienza e di follia che ti fa credere possibile tutto, anche i miracoli (e il film, i festival, il Davide, i riconoscimenti in giro per il mondo lo sono stati davvero, una specie di miracolo). 
Quella che conoscevamo con certezza era la tua capacità di uomo di entrare in punta di piedi in un mondo di sofferenza, di vita, di coraggio mai domo, di dignità inviolata, e la tua capacità di artista di accendere su quel coraggio e su quella dignità una luce bellissima, poetica a vera allo stesso momento.
Ecco: credo sia un po&#039; questo il filo conduttore del essere e del tuo fare. Vedere e mostrare dignità laddove altri faticano a trovarne, e capire e raccontare il coraggio di chi si ostina a non arrendersi, nonostante tutto. Senza artifici, e senza altra poesia che non sia quella che ogni storia, ogni persona o cosa ha dentro.
E&#039; per questo che voglio ringraziarti, come forse non ho mai fatto finora: per la lezione umana prima ancora che da artista che hai saputo dare senza essere diverso da come sei, sul set di un film o nella vita di tutti giorni.
Continua così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giovanni,</p>
<p>quando pensammo di chiedere a te un aiuto per raccontare di Cesare e Stefania, di due vite e di una storia così simili e vicine alle nostre eppure così lontane e diverse, non immaginavamo dove questa strada ci avrebbe portato. Non c&#8217;erano progetti da raccontare, film immaginati o linguaggi condivisi nella nostra testa: solo quella vena di sana incoscienza e di follia che ti fa credere possibile tutto, anche i miracoli (e il film, i festival, il Davide, i riconoscimenti in giro per il mondo lo sono stati davvero, una specie di miracolo).<br />
Quella che conoscevamo con certezza era la tua capacità di uomo di entrare in punta di piedi in un mondo di sofferenza, di vita, di coraggio mai domo, di dignità inviolata, e la tua capacità di artista di accendere su quel coraggio e su quella dignità una luce bellissima, poetica a vera allo stesso momento.<br />
Ecco: credo sia un po&#8217; questo il filo conduttore del essere e del tuo fare. Vedere e mostrare dignità laddove altri faticano a trovarne, e capire e raccontare il coraggio di chi si ostina a non arrendersi, nonostante tutto. Senza artifici, e senza altra poesia che non sia quella che ogni storia, ogni persona o cosa ha dentro.<br />
E&#8217; per questo che voglio ringraziarti, come forse non ho mai fatto finora: per la lezione umana prima ancora che da artista che hai saputo dare senza essere diverso da come sei, sul set di un film o nella vita di tutti giorni.<br />
Continua così.</p>
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