Archivio di febbraio 2008

Lo spunto di oggi – Il tempo dei frutti

mercoledì 27 febbraio 2008

 

 

…perché il personaggio, dopo che è uscito dal proprio mondo esteriore ed interiore, e dopo che glie ne sono capitate di tutti i colori, finalmente impara a fare qualcosa. Sviluppa abilità che prima non aveva e che costituiscono il frutto del terzo atto – se parliamo in atti – o che comunque sono la compiutezza dell’esperienza. L’abilità di un personaggio è il momento in cui riesce a fare qualcosa che prima era inimmaginabile per lui. D’altro canto se così non fosse a cosa sarebbe servito il viaggio: solo a rischiare ?

Tutto questo non implica in alcun modo un lieto fine obbligato. Il personaggio diventa abile in qualcosa anche a livello interiore, ma questo non significa che ce la farà a raggiungere il suo obbiettivo. C’è spazio, naturalmente, anche per quei personaggi che non ce la fanno. Ma di fatto, l’abilità che un personaggio acquisisce, il coraggio anche solo di tentare qualcosa, la sua nuova capacità di muoversi nel mondo (la foto è ancora di Damiano, che mi ha dato lo spunto per questo piccolo percorso) tornano a modificare il mondo. Mi spiego.

Ogni volta che il nostro personaggio capisce qualcosa, modifica l’ambiente che lo circonda grazie a ciò che ha capito. Ogni volta che sviluppiamo una nuova abilità modifichiamo il contesto in cui ci troviamo. In qualche modo è una legge che riguarda tutto il film. Quando inserisci un elemento nuovo non inserisci mai soltanto quello, ma inneschi una serie di relazioni che si modificano. Per questo c’è una dinamica virtuosa fra il protagonista che cresce e il mondo che lo accoglie. Dal mondo prende, al mondo restituisce. L’esperienza cambia noi e cambia soprattutto il nostro modo di modificare il contesto. Correggere il nostro sistema di autocorrezione, diceva qualcuno.

Una relazione dinamica e serena tra la mente, il cuore e l’ambiente. Sembrerebbe un buon punto di definizione dell’esperienza. Grazie Damiano per le tue immagini e per aver indotto questo breve percorso. Ti segnalo qui per tutti quelli che volessero viaggiare con tuoi occhi.

www.onehourblog.net

Il nuovo corso di sceneggiatura – Tra l’emozione e l’azione

venerdì 22 febbraio 2008

 

    Una comunicazione di servizio. Sarò assente per una settimana, ma contattabile per mail e al cellulare indicato nei contatti. Prego le persone che avevano dato adesione al corso di marzo di confermare la propria presenza se intendono ancora parteciparvi. Benvenuto anche a chi volesse aggiungersi, si può ancora fare.  Un abbraccio a tutti.  

 

 

 

 

 

    Un altro piccolo passo nel nostro percorso di ricerca. Con uno specifico centro di interesse: il rapporto cruciale che esiste tra le emozioni e le azioni nella vita del personaggio. Se è vero che un film è il racconto di un’esperienza e non soltanto di una trama significa che il film, come l’esperienza, mostra un percorso di cambiamento.

    Di questo percorso, quanto ci informano le emozioni ? Quanto riusciamo a capire della crescita interna di un personaggio attraverso la sua gestione del rapporto tra azione ed emozione ? Per essere concreti: c’è differenza tra agire sospinti dalle emozioni e rimanere in ascolto delle emozioni per capire cosa ci si muove dentro ?

    Se questo è un percorso di crescita, un altro modo ancora di interpretare la struttura in tre atti, la forma classica, allora ci proveremo. Come sempre, parlare dei personaggi è un modo più leggero e  meno compromettente di parlare di noi.

    Cominceremo questo percorso Sabato, 1 Marzo 2008. Questo il calendario completo:

 

  • SABATO 1 MARZO 2008, h. 14.30 – 19.30
  • DOMENICA 2 MARZO 2008, h 14.30 – 19.30
  • SABATO 8 MARZO 2008, h 14.30 – 19.30
  • DOMENICA 9 MARZO 2008, h 14.30 – 19.30

 

Per iscriversi bastano una mail o una telefonata.
La sede è sempre qui, lo Studio Covini in via Bonghi 4 a Milano.
Le spese di viaggio sono, come al solito, di 200 euro netti.

Vi aspettiamo… 

Lo spunto di oggi – Cose che (ci) capitano

giovedì 21 febbraio 2008

 

 

 

    Ma andare “fuori” non basta. Il proverbio dice “andare in un sacco e tornare in un baule”. Esperienza è anche quando ci capitano cose. Se poi sono cose difficili da superare, la nostra esperienza parrebbe essere ancor più valutata. Quell’uomo ha visto molto e ha provato molto… Altra foto di Damiano, che mi accompagna in questa riflessione sulla storia vista come arco di esperienza di una persona. Il viaggio ti entra negli occhi e ti si scrive nel cuore, come per questa ragazza. Niente è indifferente.

    Ciò che è fuori configura e modifica ciò che è dentro. Se non è così, anche andare  oltre il proprio mondo non serve a niente. Sono gli occhi vigili di questa ragazza la chiave della storia che Damiano ci racconta. Perché le cose attorno a noi capitano sempre, non c’è bisogno di particolare sfortuna o fortuna. C’è bisogno di uno stato di veglia che è ciò che in questo tempo non viene favorito, per usare un eufemismo.

    La fiction si chiama reality, i telegiornali hanno colonne sonore, vero, falso, informazione e entertainment si impastano, i candidati di destra dicono le stesse cose di quelli di sinistra, e se perdiamo il contatto con la verità di quello che stiamo vivendo, anche se molto avviene non ci capita nulla. Nulla a noi, nulla per noi. Una persona che ultimamente ha raccontato molto bene questa paralisi interiore per cui la vita scivola sui nostri personaggi senza toccarli, senza produrre in loro alcuna esperienza, è Marina Spada con il suo “Come l’ombra”.

     Ecco un problema tosto su cui lavorare. Il contatto tra i nostri personaggi e quello che gli capita. Che è poi un altro modo di dire: la loro capacità di assegnare valore ai fatti e alle persone che li circondano. Ho appena visto, con il solito ritardo, “La vita segreta delle parole”. E trovo che sia un meraviglioso esempio di sceneggiatura, di regia e di recitazione, proprio di quello che sto cercando di capire adesso. Menomati di vista e udito, i personaggi di questo film sono mondi interiori portati allo scoperto. Se non ti vedo, ciò che rappresenti per me è scevro di ogni componente estetica, è una sospensione della superficie e un’immersione nel mondo del valore.

    Se raccontare una storia è raccontare un’esperienza, se l’esperienza è costituita di cose che ci capitano fuori / dentro, credo che oggi il cinema si possa giocare una partita fantastica e per certi versi necessaria: risvegliarci. Dal torpore mediatico rispetto a cui soltanto le difficoltà economiche crescenti sembrano poter agire efficacemente. Provo una nuova approssimazione: raccontare una storia è tessere un arco di esperienza, e cioè:

    1. Portare un personaggio fuori dal mondo interiore / esteriore cui apparteneva

    2. Fargli capitare molte cose fuori, e  fare in modo che risuonino dentro di lui.

 Ma mi sa che non è finita…

Lo spunto di oggi – Da uno stato all’altro

lunedì 18 febbraio 2008

 

 

 

     Compiuto o non compiuto, ciò che rimane di una storia di solito è un percorso. E un percorso è una porzione di spazio/tempo che ci porta da uno stato interiore ad un altro. Potremmo definire questo percorso “esperienza”. Ancora lo sguardo di Damiano ci aiuta nella riflessione. Qui il nostro sguardo è tangente, un’altra storia inserita nello scorrere del tempo e nel dipanarsi dello spazio. Sentiamo tutto l’amore che abita i luoghi e che li attraversa, e sentiamo il suo arco di esistenza scorrere da un tempo infinito.

    Esperienza è quella di chi è andato “fuori”. Chi è uscito dal quartiere, dal proprio mondo, chi molto ha girato conosciuto e visto. Credo che su questo punto si potrebbe riflettere di più. Troppe delle nostre storie non hanno questa dimensione abbastanza spiccata. L’uscita dalla soglia del proprio mondo. L’abbandono dell’universo interiore in cui ci sentiamo così rassicurati. Non esiste esperienza senza abbandono di ciò che l’ha preceduta.

    Forse una spia della tiepidezza del nostro cinema è anche qui. Non siamo capaci di tagliare. Di far chiudere ai nostri personaggi con tutto ciò che non gli appartiene più interiormente ed esteriormente. L’esperienza è sfuocata perché si fonda su basi che si sgretolano, su quest’idea di onnipotenza che la comunicazione attuale vuol farci percepire: che possiamo tutto, che abbiamo facoltà di avere il bianco e pure il nero, il destro e pure il sinistro.

    Invece esperienza è abbandonare, partire, uscire, e poi prendere, incontrare, cominciare. E’ sentire i luoghi attraverso i quali la nostra vita è passata, come teatri irrevocabili del nostro viaggio, che è stato quello e non un altro, che è stato il nostro e quello di nessun altro, che è stato precisamente così e non un po’ diverso. E’… la foto di Damiano, con l’amore scolpito in un luogo, in un tempo che gli stanno intorno e che sono la storia che passa di lì.

     Da un mondo a un altro, da uno stato interiore ad un altro. Esperienza è trasmigrare in continuazione. E’ prospettive che cambiano e che ci cambiano. Spesso il nostro giudizio su noi stessi da giovani è ingeneroso, perché è un giudizio che tende ad esser fatto senza considerazione per i cambi di prospettiva. Alcune cose che oggi ci sembrano evidenti ieri non erano parte dello scenario. Così è per un personaggio: se all’inizio della sua esperienza non vede alcune cose, non le vede e basta. Giudicarlo nella scrittura sarebbe catastrofico. Ma la vicenda dell’esperienza continua…

     

Lo spunto di oggi – La storia tranciata

venerdì 15 febbraio 2008

 

 

 

 

    La foto qui sopra è scattata da Damiano Cerrone. Un giorno vagavo per la rete in cerca di un’immagine e ho trovato un sito che mi ha colpito moltissimo, di cui vorrei parlare nei prossimi giorni. E’ proprio il sito di Damiano. Non sapevo nemmeno chi fosse. C’erano molte foto e ho passato più di un’ora a guardarle. Perché mi hanno tirato dentro come fossero porte su storie sconosciute. L’ho contattato e ci siamo incontrati a Roma. E’ intelligente, inquieto. Giovanissimo. Gli ho chiesto se quando mi sembrano idonee posso usare le sue foto per questo blog. E sono felice di poter mostrare questo scatto. Perché rappresenta alla perfezione il mumble mumble di questi giorni.

    Sto pensando che ci sono molti modi di definire una storia. Se fossero vere definizioni non sarebbero così tanti. In realtà forse sono soltanto approssimazioni. Sempre di più mi convinco che “storia” esprima un senso di compiutezza. Non necessariamente di plot, ma su un qualche livello senz’altro.

    Eppure l’incompiutezza fa parte dell’esperienza di tutti noi. La morte di una persona giovane, un abbandono precoce e mille altre possibili interruzioni di percorso. E’ una domanda che di tanto in tanto emerge tra gli allievi più acuti: se il concetto di “storia” rimanda sempre a una compiutezza, come si raccontano le vicende che invece la vita trancia nel mezzo ? 

    Che facciamo: lavoriamo tanto sui 3 atti e poi scopriamo che si poteva fare altrimenti, e che comunque i 3 atti non posso risolvere in modo definitivo la questione ? Proprio così, mi viene da dire.  Chiunque brandisse una struttura come un’arma combatterebbe una guerra falsa e perdente. La struttura imita la vita, la insegue, cerca in tutti i modi di aderirvi. Ma la struttura non è la vita.

    Una storia tranciata è una storia nella quale il protagonista finisce troppo presto fuori campo, come nella foto di Damiano. Ma se sospendiamo il giudizio di storia tranciata o di foto sbagliata, possiamo accedere ad un nuovo livello di domande: rispetto a quale aspettativa questa storia è incompiuta ? E ancora: siamo certi che non esistano premesse diverse, prospettive nuove che potrebbero dare a questa fine improvvisa un senso compiuto ?

    Guardiamo la foto di Damiano. L’anomalia ci aiuta ad osservare il nostro sguardo: noi ci aspettiamo comunque che la foto di una ragazza inquadri “per bene” la ragazza. Damiano invece ci aiuta a vedere che la ragazza ha intorno tutto un tempo, tutto uno spazio, nei quali attraversa la sua vita. Ci aiuta ad ampliare le aspettative del nostro sguardo, ci parla di noi. E se la compiutezza di una storia tranciata fosse costituita anche dalla nostra presa di coscienza di noi stessi, del nostro modo di (non) guardare, e ci spingesse più in là… ?

    Poi credo che la questione rifletta abbastanza la vita. Quando muore un giovane non c’è senso, non c’è possibilità di vedere una compiutezza. Anzi, l’unica cosa compiuta è l’ingiustizia. Se però, come nella foto di Damiano, la vita di ognuno di noi prendesse senso non da se stessa ma nella sua relazione con il resto e con gli altri, allora forse… mumble… mumble… 

Lo spunto di oggi – L’acquario

martedì 12 febbraio 2008

 

 

 

    Si ritrovano in un bar di Milano, uno di quelli con un bancone che fa una lunga “L” piena di paste, cioccolatini, torte troppo lavorate che gridano: guarda come siamo bravi qui.  E sono come due pesci rossi, il quarantenne regista sconosciuto e la star, carismatico ed eccentrico uomo vicino ai cinquanta. Devono discutere di una semplice, piccola operazione. Un progettino, ma che vogliono fare per bene.

    Solo che… intanto che parlano il discorso si sposta da quello che la star si era scritto su un foglietto di carta e che lo sconosciuto regista appuntava in silenzio, alle pareti del bar, o… dell’acquario. Il problema non è parlare di che libro esce oggi. Il problema è il contenitore che provoca  alcuni fatti bizzarri di cui chiunque in questo acquario può essere testimone. Facciamo degli esempi, propone il regista.

    Allora ordinano il caffè e chiacchierano del più e del meno… Oggi un autore che scrive un libro intelligente non ha nessuna chance di venir pubblicato se non ha una visibilità televisiva. Ne consegue che chiunque abbia una visibilità mediatica ha più possibilità di pubblicare un romanzo di un autore vero e proprio. Oggi un libro si pubblica se l’autore è… simpatico (nomi e cognomi che la star sciorina con un misto di pena e tenerezza), se è bello, se ha avuto una storia personale struggente, o una malattia resa nota dal sistema mediatico (altri nomi e cognomi). 

    Le pareti dell’acquario sono definite anche dal milione di euro che un colosso internazionale ha spalmato su alcuni grossi network radiofonici italiani, affinché si ricalcassero sul modello base, e creassero un “mondo linguistico” che è quello di quel colosso. Nessuna differenza, nessuna punta. E’ una richiesta precisa pena perdere il finanziamento.

    Pareti sono anche l’impossibliltà di non leggere, di non voler prendere parte. Se funziona un autore per adolescenti, il suo libro diventa un film, uno spettacolo, un linguaggio, una mentalità, un cinico e spietato mercato all’interno del quale tu ti trovi volente o nolente.  I ragazzi parlano così e quel che è peggio i loro genitori parlano così. Non è più il romanzo che viene ad abitare dentro di te: sei tu che vivi all’interno dell’operazione di marketing creata per vendere quel romanzo e tutti i suoi annessi e connessi.

    Il pesce rosso quarantenne sconosciuto rimesta il fondo del suo caffè. “Dove va a finire tutto questo ?” La star sorride con amarezza. “Non lo so”. L’origine dei due è teatrale. Accademia di Roma, Paolo Grassi di Milano. Allora si parla anche di teatro. Scientemente ucciso circa quindici anni fa. Il collasso di oggi si legge nell’incapacità della gente che assiste agli spettacoli – sempre di meno – persino di riconoscere se un attore è bravo o no. Oggi un personaggio televisivo simpatico calca le scene declamando Shakespeare in modo “simpatico”.

    E’ come il Tom Tom questo tempo. Rassicurante, quasi suadente. Il fatto è che non guardiamo più la strada. Guardiamo direttamente il Tom Tom. Non abbiamo più rapporto con la realtà, ma solo con immagini. Alla fine, chiude la star, quelli di “Scherzi a parte”  si resero conto che al pubblico non interessava che lo scherzo fosse vero, ma solo che fosse girato bene. Che fosse levigato, bello da vedere. Il rapporto con la verità è del tutto secondario. “Sapessi i sociologi e gli psicologi di grido con i quali ho litigato a morte anni fa, all’inizio dei reality, perché dicevano che la televisione stava per avere una grande possibilità, e che avrebbero rappresentato una svolta epocale e positiva”…

    Fuori dal bar c’è Milano che corre. L’aria è pesante di smog, sarà perché i due sono al di fuori dei bastioni. In quei quattro metri cubi pare che l’aria sia più respirabile del 30%, e gli incassi tra pass e multe non sembrano male. Vedi che non tutto va storto. Bella, Milano. Bello, tutto quest’acquario…

Lo spunto di oggi – Solo quello che ci appassiona

venerdì 8 febbraio 2008

 

 

 

    “Non si vuole qui riproporre il vecchio argomento per cui dovreste scrivere su ciò che conoscete; sebbene questo possa (o meno) rivelarsi utile nella scrittura di narrativa, limiterebbe oltremodo la prospettiva del vostro sceneggiare, poiché il film ha bisogno di un pubblico più ampio rispetto alla narrativa. Piuttosto vi diciamo di scrivere solo di cose che vi appassionano, cose che non avete ancora perfettamente compreso, cose su cui non vi dispiace tornare più e più volte.

    Buttate giù le parole che esprimono questi sentimenti. Quali che siano. Un’immagine, una scena, una caratterizzazione, un conflitto, un gesto, un suono, capaci di incarnare la storia che volete raccontare.

    E’ solo quando fermate su carta questo momento concreto, che avete cominciato realmente a scrivere. Una volta fissato, possedete già qualcosa di più grande di quanto possa darvi qualsiasi idea astratta di struttura: potete ritornare a quel momento, e cogliere di nuovo l’impulso che per primo vi ha condotto alla storia. Poi, mano a mano che la storia si chiarisce, potreste sostituire quel momento iniziale con un altro, più adeguato a esprimere ciò che state davvero cercando. Ma non importa: avete cominciato, e da qui ora potete proseguire.

    Come farlo ? Attraverso tentativi ed errori; non vi sono altre strade.  Andate avanti finché non vi perdete. Tornando a dove ancora funziona, riaccendendo le vostre idee, riprendendo i filo, andando nuovamente avanti. Questo processo, teso a mantenere l’intera storia davanti a voi, non è facile. (…).

    Per scrivere bene dovete passare attraverso l’esperienza di apprendere nuovamente a scrivere, ogni volta che cominciate una nuova sceneggiatura. Dovete scoprire da soli perché le strategie che decidete di usare sono efficaci per la vostra storia.”

 

Ken Dancyger, Jeff Rush – “Il cinema oltre le regole” 

 

   Per questo, anche, ogni volta che qualcuno mi chiede se esistano manuali di sceneggiatura sono cauto nel consigliarli. Servono moltissimo. A condizione di dimenticarli tutti nel momento cruciale: quando si scrive.  

Lo spunto di oggi – Le parole

martedì 5 febbraio 2008

 

 

    Mi torna in mente un vecchio esercizio di Stanislawskij, fatto ai tempi della Paolo Grassi, ormai moltissimi capelli fa. Allora prendo Samuele e glie lo faccio fare nel modo che ho imparato essere il più giusto, e cioè giocando.

  •     Sai che alle dodici ti faranno un’iniezione dolorosissima. Prova a chiedere “CHE ORE SONO”.
  •     Sei in attesa del treno che ti porta al mare in vacanza. Prova a chiedere ”CHE ORE SONO”.
  •     Non mangi da due giorni e stasera finalmente mangerai. Prova a chiedere ”CHE ORE SONO”.
  •     La maestra parla da un’ora e tu sei morto di noia. Prova a chiedere “CHE ORE SONO”.
  •     Ti svegli di soprassalto nel cuore della notte. Prova a chiedere ”CHE ORE SONO”.

    Samuele ride, si diverte, fa le smorfie e prova le intonazioni che gli sembrano più congruenti con le situazioni date. Non vado oltre. Abbiamo solo giocato. In realtà, abbiamo iniziato un percorso che poi non finisce mai nella vita. Quante parole ci sono, nelle parole ?

Lo spunto di oggi – Un’abitudine da prendere

domenica 3 febbraio 2008

 

 

 

    Mi segnala un’amica e prontamente divulgo per chi non ne fosse al corrente.

Chi è Neroogle.it ?

    Neroogle.it è un motore di ricerca personalizzato di Google CSE (Custom Search Engine) su sfondo nero. Il 100% delle ricerche effettuate con questo motore ricerca, sono inviate all’ormai più famoso motore di ricerca Google.it. I risultati sono quindi al 100% uguali ai risultati che abbiamo usando Google. Nessun’altra informazione e/o dati sono mandati al di fuori di quelli che si usano normalmente per fare la ricerca.

Neroogle.it – risparmio energia

    Perché il colore nero ? E stato dimostrato con diversi studi, che una pagina colore scuro del nostro monitor, consuma all’ in circa 25% in meno di una pagina bianca. Questo perché i pixels neri risultano quasi spenti, e quindi il monitor consuma meno facendoci risparmiare. (link) Google, fa all’in circa 200 milioni di ricerche ogni giorno. Considerato che una ricerca dura circa 10 secondi, questo vuol dire 550.000 ore di ricerche ogni giorno. 15 watt (secondo gli studi) di risparmio su ogni monitor, si potrebbero risparmiare 3.000.000 KWatt/ora in giro di un anno. Sono veramente tanti. e noi cominciamo a risparmiare i nostri KWatt. (link)

Neroogle.it – salva la vista

    Sappiamo che la luce bianca troppo intensa, stanca di più i nostri occhi. Sono tanti quelli che stanno per tante ore al giorno d’avanti al monitor. Con Neroogle.it avremo la vista più riposata a fine giornata.