Archivio di luglio 2009

Lo spunto di oggi – Buona estate

lunedì 13 luglio 2009

 



    Sospendo Atalanta per questo mese e mezzo d’estate. Un mese e mezzo in cui cercherò soprattutto il silenzio. Però mi piace – sia per via di Atalanta che viene rifiutata dal padre, sia per via della cosa in sé – condividere un’ultima storia prima di ritrovarci a settembre. Me l’ha raccontata un paio di mesi fa Maria Josè, una donna argentina di 40 anni, geniale danza-terapeuta ed erede designata di Maria Fux, la madre della danza-terapia.

    Siamo in autostrada e Maria mi racconta del lavoro che svolge in Argentina. E di un paziente in particolare, uno che ha una storia tutta sua. Lui è un fotografo. Sei anni fa viveva con una donna. Avevano una figlia di quasi due anni. A un certo punto, la madre precipitò in una depressione senza rimedio. Un giorno prese la bambina e la buttò dalla finestra.

    La bimba volò giù, ma nel suo tragitto senza speranza un albero la fermò  la salvò. La madre della bambina fu ricoverata e diagnosticata, e non è più uscita dagli ospedali psichiatrici. Lui rimase con questo fagottino da crescere. E man mano si sviluppava dentro di lui un’ossessione: ogni giorno fotografava l’albero che aveva salvato la figlia. Lo fece per moltissimo tempo. Ogni foglia, ogni ramo. Di giorno, di notte. Ma non gli bastava. Si mise a studiare quest’albero. Voleva sapere tutto: che pianta fosse, da dove provenisse. 

    Poi arrivò al dunque. Si trattava di un albero di origine irlandese, la cui radice del nome significa… padre.

Buone vacanze. Buon pensiero. Per me, buon silenzio.

Lo spunto di oggi – Atalanta, lettura del IV beat

giovedì 9 luglio 2009


     Fa parte della durezza del crescere. Hai un’immagine di te e scopri che devi confrontarla con l’immagine che di te hanno gli altri. E’ l’inizio di un lungo e doloroso ping pong che rischia di non avere fine. Per Atalanta inizia malissimo, e proprio alle mura della città – mura che separano chi è della comunità e chi no – viene derisa e bollata. A questa situazione è normale reagire con aggressività e a volte con violenza. E’ la paura che ci spinge a muoverci così.

    Ma è proprio ora che viene vista da Meleagro. Viene notata la sua bellezza, è un momento chiave. La sua grazia è arrivata in fondo agli occhi e al cuore di qualcun altro. La cosa è fondamentale perché dice ad Atalanta – che ancora non è pronta a capirlo – che puoi essere un rifiuto per tutti ma speciale per qualcuno. Una persona che ti trova speciale compensa e mette a tacere le critiche di tutti gli altri. Noi abbiamo bisogno di esistere, e nel caso di Atalanta, che è stata rifiutata all’inizio della sua esistenza, gli occhi innamorati di Meleagro sono come un battesimo. Esistiamo se esistiamo per qualcuno. Essere visti, essere ascoltati. Da una parte un confronto feroce, dall’altro un certificato di nascita.

    E’ la forza di questo sguardo che apre le porte della città ad Atalanta. Un’improvvisa, gratuita, inaspettata empatia. Essere visti da qualcuno che vibra profondamente come noi significa essere riconosciuti. Basta che uno degli uomini ci riconosca per autorizzarci a far parte del mondo. Ma dove l’empatia non c’è – cioè nella normalità delle relazioni – lo sguardo è dal di fuori e non dal di dentro. Filtrato e mediato da pregiudizi e categorie, in altre parole dalla paura. Atalanta è molto chiara nel dire subito quel che non è. E Meleagro mostra di capire. Questo punto ci dice dell’importanza assoluta di Diana nella vita di Atalanta.

    Senza l’esperienza con la dea della caccia, Atalanta non sarebbe stata in grado nemmeno di pensare un discorso così chiaro su di sé. Noi siamo i mentori (buoni) che abbiamo avuto, quello che ci hanno spiegato di noi, quello che conosciamo e capiamo della nostra storia. Ora però Atalanta si trova al passaggio tra due mondi: il mentore ti dà indicazioni, insegnamenti e doni, ma la vita la percorri tu. E oltre il passaggio di queste mura, le parole di Diana non servono più: la dea non arriva al rapporto con l’altro sesso. Non l’ha mai voluto né conosciuto per sé. Adesso Atalanta deve fare riferimento al coraggio che Diana le ha insegnato per andare oltre il mondo che Diana ha conosciuto.

    Dalla folla che deride Atalanta davanti alle mura, allo sguardo intimo di un ragazzo e una ragazza che si riconoscono. Le mura che si aprono ad accogliere Atalanta dentro la città sono un riflesso di quelle che si aprono dentro di lei  verso il proprio cuore. Esistere è un livello infinito di consapevolezze, esserci per qualcuno è vincolo e libertà, dono e ricatto, limite e possibile. Atalanta è dentro la vita.

Lo spunto di oggi – Atalanta – IV beat

lunedì 6 luglio 2009

 



    “(…) Ma ecco le mura della città di Eneo, ecco la porta vigilata dalle sentinelle, e di là dalla porta un tumulto di voci, un abbaiar di cani (…). Atalanta si accostò alla porta con una timidezza che non aveva mai provata.

 - Chi sei?

Vengo per la caccia.

    Le sentinelle scoppiarono a ridere. (…) – Ma sei un ragazzo o una ragazza ?

- Ho il mio arco e le mie frecce, – rispose Atalanta, – mi pare che basti. 

- Sicuro. E la bambola l’hai portata? Sai quante zampe ha un cinghiale?

- Figliola, - disse il capo delle sentinelle, scrollando la testa, – qua vengono per la caccia i più valorosi principi di Grecia. (…) – Il mio nome è Atalanta. Scrivitelo, se sai scrivere, perché sarò io a uccidere il cinghiale. 

- Bum! – gridarono in coro i soldati.

- Che c’è? Che succede? - domandò una voce squillante. – Largo, largo, – si udì  bisbigliare, – ecco il principe Meleagro in persona.

    Atalanta in quel momento (…) non aveva l’aspetto di una dolce principessa. Ma Meleagro colse nei suoi occhi qualcosa che gli altri non avevano visto. Il cuore gli batté più forte.  Come spinto da una forza ignota tese una mano e disse semplicemente: - Vieni. Atalanta lo seguì, senza prendere la sua mano, senza voltarsi indietro, mentre la folla dei soldati si apriva per farla passare. – Ti porterò da mia madre, – disse Meleagro. – Devi essere stanca (…).

- Sono qui per la caccia (…) Se la tua intenzione è di portarmi tra le donne , non farò un passo di più. (…)

- Tu parteciperai alla caccia, (…) Ho capito chi sei dal primo momento in cui ti ho veduta. 

- Quand’è così, andiamo pure da tua madre.

(…) Ma la regina guardò appena Atalanta. I suoi occhi scuri e acuti si fissarono invece a lungo su Meleagro. La regina Altea non aveva mai visto sul volto di suo figlio quell’espressione tenera e felice. Un’improvvisa gelosia le morse il cuore”.

 

Lo spunto di oggi – Lettura del III beat

giovedì 2 luglio 2009

    Arriva spesso all’improvviso, a gelare la primavera dell’infanzia o dell’adolescenza. La morte di qualcuno che amiamo, la cui presenza in quegli anni riteniamo scontata ed eterna.  Chi più chi meno duramente, tutti abbiamo conosciuto questo strappo improvviso. Sapevamo che la morte esisteva, ma non si è mai pronti a incontrarla da vicino. E la cosa sconvolgente è che per ogni morte è tutto nuovo, che non ci si può abituare. E’ che non sai cosa vuol dire finché non ti succede e che finché non ti succede una parte di te è convinta che non ti accadrà mai.

     L’avvento della morte solleva il tema del senso. E’ la prima domanda forte per un personaggio convinto – come lo è Atalanta – di bastare a se stessa e al proprio mondo. Amica delle altre ninfe ma in realtà solo complice di una vita rarefatta, senza contatto con la realtà, di un compiacimento nello specchio dei giorni, Atalanta spia le case e gli uomini che ci vivono dentro senza mai desiderare di andarci ma senza riuscire a smettere di spiare. Vedere senza essere vista. Guardare senza incrociare lo sguardo con quello degli altri. Controllo senza fiducia, senza abbandono.

    Se l’adolescente fa come l’etimo greco vuole (adolesko = sto in disparte), Atalanta sta vivendo in pieno questo periodo. Ma la vita, che sempre ci aiuta a crescere, le fa un favore. Le regala un immenso dolore, dopo il quale non sarà più la stessa: è impossibile vedere senza essere visti. Britomarti non riesce a capirlo e fugge lo sguardo concupiscente di Minosse, e paga questo fuggire con la vita. Non è che avrebbe dovuto accettare la sua proposta, ma arco e frecce alla mano avrebbe dovuto misurarcisi. Invece – coerentemente con la sua età – fugge al confronto e si defila, e questo significa rifiutarsi di crescere: in altre parole morire.

    Ecco perché Britomarti muore ed ecco perché Atalanta è furiosa e vuole vendetta: perché Britomarti non è nient’altro che l’adolescenza di Atalanta che muore, è un’età, è un tempo che se ne va di colpo senza avvisare. Siamo sempre visti. Sia che siamo desiderati sia che siamo odiati, dobbiamo fare i conti con il sentimento degli altri verso di noi. Perché alla fine è parte costitutiva della nostra identità, dato che sono le nostre relazioni a definirci per quello che siamo.

    Accettare lo sguardo dell’altro su di noi. I suoi occhi, il suo pensiero, il suo sentimento. In una splendida battuta di un film che ho visto recentemente, una signora anziana dice: lo sai cosa si prova a non essere più toccati da nessuno per anni ?  Noi siamo l’esperienza dell’altro che ci tocca, mi ritrovo sempre a considerare questo aspetto della nostra identità che risiede in ultima analisi nell’altro, o per lo meno nel confine tra l’altro e noi.

    Stesso discorso vale per il tempo. Perché assistere alla fine ci interroga sul senso del presente. Se è vero che la nostra coscienza è sempre sospesa tra il chiederci come siamo arrivati a questo punto e il chiederci dove arriveremo di questo passo,  la morte gioca un ruolo fondamentale. Disincanta l’incanto, tira giù il sipario, rimuove l’inganno di questo presente così piacevole e che parrebbe essere immutabile…

    Non è importante il rapporto tra Atalanta e Britomarti: è stretto ma non è determinante. E’ determinante quello che sta morendo di Atalanta in questo punto. E nasce un aspetto nuovo, contraddittorio con la ninfa che era  solo poco fa: nel cuore di Atalanta si fa strada l’ira. L’ira è sempre un sentimento indirizzato, è sempre contro qualcuno. Nel cuore di una che sta in disparte nasce un sentimento di relazione. Per Atalanta il bersaglio sono gli uomini, che l’hanno rifiutata in quanto donna, e che hanno ucciso la sua compagna in quanto femmina.

    Se superficialmente sembra che Atalanta si stia separando ancora di più dai suoi simili, profondamente ci si sta avvicinando. Sente qualcosa di forte nei loro confronti. Sta inconsapevolmente accettando la presenza dell’altro e sta inconsapevolmente riconoscendo che l’altro è importante. La struttura della sua adolescenza prende una prima botta violenta: da questo conflitto duro e senza mezze misure è destinata a nascere una donna. Ma questo è il momento dell’odio, della vendetta. Atalanta prende il suo cane e corre a rimettere a posto il mondo, a farsi la giustizia che è capace di concepire in questo momento. Atalanta è tutti noi quando pensiamo che il mondo sarebbe migliore se ragionasse con la nostra testa.