Archivio di marzo 2010

Lo spunto di oggi – Gaetano Sansone

martedì 30 marzo 2010

Ciao, Gaetano.

Lo spunto di oggi – Primo esercizio di Teometria

lunedì 29 marzo 2010

E’ il primo sole che arriva. Non bello, filtrato da qualche residuo d’inverno. Spiffera ancora rasoterra, tra le pieghe dell’asfalto. Aspetto che montino il set, mi siedo su un gradino e guardo a terra davanti ai miei piedi. E’ tutto un mondo. Zone di piano infinite sulle quali fissando lo sguardo mi sembra di poter planare come da un’astronave. Sono zone morte, solo qualche detrito. Gemme abortite, piccoli residui del grande albero qui vicino. Oltre, poco lontano, un collo di bottiglia infranto. Provo a sospendere la mia consapevolezza della cosa, scarto il mio filtro mentale che mi suggerisce: bottiglia, maleducazione, degrado. Plano con l’astronave e sono grande come una formica.

Masse brillanti, spettacolari, distribuite in forma circolare con qualche scia più fine che si allunga a raggio. Viaggiatori solitari e veloci attraversano questa zona mista. Formiche, ma anche altri non completamente identificabili per me. Passano con rotte certe nello scintillio della nebulosa brillante. Più in là increspature del suolo. Solchi. Poco più di un mese fa qui era irrigidito dal gelo e un velo di ghiaccio ricopriva la zona. Ora i solchi sono aperti, sprofondano in crepacci nei quali i viaggiatori solitari e indaffarati evitano di entrare.

Qualche massa circolare che rotola, ocra e nera. Sigarette spente. Un bottone. Siamo in un parcheggio, forse qualcuno l’ha perso scendendo o salendo dalla macchina. Forse un movimento, un imprevisto, un tempo non avuto per ripararlo o un’incuria. Una storia comunque sta lì indecifrabile davanti a me e ai miei occhi di astronauta. Vento. Ogni tanto tutto prende a rotolare lievemente e cambia l’orizzonte. Il panorama da rasoterra si trasforma secondo per secondo. Non credo che la cosa potrebbe interessarmi tanto se non mi riguardasse, se non parlasse in qualche modo di me.

Ma non ho la chiave per capire. Forse – come dicono – è la configurazione di una mappa che ci rivela il territorio. La non coincidenza tra le due cose: territorio e mappa. Esercizio. Mettiti seduto. Guarda l’asfalto davanti a te. Entraci. Descrivi ciò che vedi. Sei in un territorio, ora disegna la mappa. La mappa è la tua assegnazione di senso allo spazio che hai davanti. Il non detto quotidiano che ti abita senza che tu lo sappia. Un esercizio di Teometria. Misurare Dio. La formica sulla spiaggia attraversa la pagina di un libro aperto e non raccoglie niente delle parole che ci sono scritte sopra. Raccoglie altro. Temperatura, dimensione, colore, sostanza. Qualcosa che sta sulla pagina allo stesso modo delle parole scritte, che non è le parole scritte ma ne costituisce la pre condizione.

Attraverso la pagina di quel libro con la sublime ignoranza della formica. Non vedo parole, non colgo significati. Sento sollevare il suolo sotto i miei piedi quando un po’ di vento muove la pagina. Arrivo dall’altra parte semplicemente prendendo atto che quel tipo di terreno è finito. Forse ora mi si impone un salto. Un salto che eviterò individuando il percorso migliore grazie alla sublime sapienza della formica.

Poi chiamano dal set. Girano. Si risale in fretta in astronave: ossigeno nelle bombole finito. Ognuno attraversa territori e abita significati. Lascio alle formiche i loro percorsi e le loro assegnazioni di senso. Mentre rientro nei confini del mondo consentito mi rendo conto che mi hanno fatto un regalo. Avrei dovuto saperlo, ogni extra mondo ne lascia uno al viaggiatore che l’ha attraversato. Il regalo è che in questa manciata di secondi di risveglio… vedo il mio modo di vedere. Guardo il mio sguardo. Qualcosa di interessante c’è sotto: la possibilità di prendere la distanza da me stesso. Di essere altro e più di me stesso grazie all’essere stato per un po’ senza me stesso. Alcuni forse che mi sembra di riuscire a fissare. Forse l’esperienza di Dio che posso avere è direttamente proporzionale alla mia distanza da me. Detto altrimenti: forse l’ostacolo tra me e Dio sono io. Detto altrimenti: se prendo le distanze da me forse mi avvicino a me. Perché, come dice Patrizia Valduga, io non sono solo ciò che sono. Me ne vado pensando primo esercizio di Teometria: fermati, siediti, guarda l’asfalto. Racconta cosa vedi. Sei tu.

Lo spunto di oggi – Marina Spada candidata

sabato 27 marzo 2010

Nonostante questo non sia un sito politico, mi fa piacere segnalare la candidatura di Marina Spada per le imminenti elezioni, semplicemente perché trovo che sia una persona integra e sincera anche quando non le conviene e che stia cercando di fare una cosa perché davvero – per usare le sue parole – non riesce più a stare solo a guardare.

Questo è il suo sito.

Lo spunto di oggi – Atalanta, il debutto

giovedì 25 marzo 2010

Il momento è arrivato. Un lungo, per me bellissimo viaggio in un tipo di teatro che non conoscevo: il teatro d’ombre. Ringrazio Teatro Gioco Vita e Anusc Castiglioni per la fiducia che hanno riposto nell’affidarmi la drammaturgia di questa intensa e intricata storia che ereditiamo dal mito greco. Per i paletti che hanno messo alla mia scrittura costringendola a fare i conti con regole nuove. Spero di non aver fatto troppi danni e che la storia passi con chiarezza e semplicità pur nelle sue mille evoluzioni. So che già per aprile lo spettacolo ha un ventina di repliche in Italia e che lo attende anche un giro in Francia.

Per chi volesse, qui ci sono le informazioni.

Lo spunto di oggi – I corti della Paolo Grassi

lunedì 22 marzo 2010

Sta avvenendo qualcosa di molto bello per me.  Anche se la questione richiede un certo sforzo e mi sottrae qualche week end e qualche ora di famiglia. Con il II Corso di regia della Paolo Grassi siamo arrivati finalmente al momento dello shooting. Dopo un anno e mezzo di preparazione, di visioni, analisi e discorsi, dopo i mesi autunnali e invernali di sceneggiatura e di costruzione delle regie, eccoci arrivati. Si girano tre cortometraggi. Per me un divertimento puro nel quale continuo ad imparare moltissimo anche dalle scoperte e dalle scelte dei giovanissimi registi.

Entriamo nel primo film. Si intitola “Bernie il cane invisibile” e lo ha girato con linguaggio rigoroso ed essenziale Cristina Belgioioso.

La storia. Arturo possiede un cane invisibile. Un cane con il quale condivide risvegli colazioni passeggiate e vita. Un giorno qualcuno spiega rudemente ad Arturo che il suo cane non esiste. Colto da rabbia e malessere, Arturo affigge manifesti ovunque per ritrovare Bernie. Poi si rinchiude in casa. Finché qualcuno….

L’aneddoto delle riprese. Una signora con cane al guinzaglio – molto visibile – passa sul set durante le riprese. Stacca uno dei manifestini appesi sul ponte e se lo porta via domandandosi a voce alta di che razza sarà il cane invisibile.

Questi sono alcuni momenti del lavoro dei ragazzi.

Lo spunto di oggi – Il vetro

lunedì 15 marzo 2010

Arrivo con qualche minuto di anticipo e parcheggio davanti a un Blockbuster. Ormai sono delle rarità. Non resisto alla tentazione di farci un giro dentro, mi ricordo di quando per me erano un luogo di frequentazione abituale. Mi rendo conto di quanto le cose siano cambiate. I dvd in rapida diminuzione, i blu-ray in ascesa. Penso al grande equivoco che ci sta dietro, alla quantità di persone che hanno fatto la corsa a comprare il lettore blu ray senza avere un monitor in grado di restituirgliene la qualità. E quel che è peggio: senza averlo nemmeno capito.

Poi mi perdo un po’ nei titoli, ma mi rendo conto che la quantità di gadgets, snack, bibite e gelati è imprescindibile per Blockbuster. Non si noleggiano film: si noleggiano serate, mondi, modi di divertirsi. Poi vado nel cestone che preferisco e che grazie al cielo non muore mai: quello dei dvd reietti, che non vuole nessuno, quelli senza mercato. E spulcio. I prezzi urlano ti prego portami via. Allora mi metto a ravanare nel disordine: lo faccio con un atteggiamento un po’ snob, confesso, nel senso che sono convinto che in quei cestoni si trovino spesso film molto belli che la gente non vuole vedere.

In uno di quei cestoni trovai, ad esempio, La vita segreta delle parole, che poi ho amato moltissimo. E d’improvviso salta fuori:  Rachel sta per sposarsi, l’ultimo film di Jonathan Demme. Non ci penso due volte, è un anno che lo voglio vedere e non riesco a trovarlo. Il destino mi ha parcheggiato davanti a Blockbuster con qualche minuto di anticipo sul mio impegno. Lo prendo senza nemmeno pensarci ed esco a metterlo in macchina, come un bambino con il giochino nuovo.

Poi, la serata in enoteca. Parliamo di vino, parliamo un po’ di cinema.  Con Luca è tutto un sentire e tutta una suggestione: se lui dice che si sente odore di nocciola in un vino bianco il minuto dopo sarei pronto a giurarlo anche io. In particolare mi colpisce la sua raccomandazione: non bisogna mai stancarsi le dita. Le dita servono a continuare a ruotare il calice di bianco. Aprirlo, come dice lui, far salire l’alcool che è il treno che porta i sapori.

Esco, è mezzanotte e mezza e fa un freddo cattivo. Me ne vado verso la macchina. La trovo con la portiera aperta, il finestrino infranto, tutto sottosopra. Mentre capisco la situazione giro lentamente dietro per richiudere la portiera che hanno lasciato aperta. E mentre giro penso: chissà se mi hanno preso il film. Rachel sta per sposarsi. Il  mio affare da Blockbuster. La perla salvata dal cestone discarica. E alla fine lo vedo, ancora lì. Il visitatore non era un cinéphile e il mio film è salvo. Mi piacerebbe fare due chiacchiere con lui su un film precedente di Jonathan Demme, il cui tema profondo è può il bene contenere il male? Può il bene convivere con il male? Nel frattempo il vento entra dal vetro rotto, il ritorno a casa è – diciamo – suggestivo.

Nel cinema, nel vino, nelle auto che frughiamo di nascosto, troviamo quello che cerchiamo. Senso, emozione, qualche soldo. E mi chiedo cos’è che non trovo io, cos’è che non vedo allo stesso modo dello scassinatore con il film. Che cosa c’è di prezioso che non so rubare. E così per tutto il resto, non c’è molta differenza tra me e lo scassinatore. Cose che perdo ogni giorno avendole in fianco. Piccole e grandi meraviglie.  Mi ritrovo a pensare che sono arrabbiato per il vetro. Pensando a chi l’ha rotto invece  mi dispiace – come per me – per tutto quello che non sappiamo rubare.

Lo spunto di oggi – Prima di entrare

lunedì 8 marzo 2010

Conserva il suo sorriso sempre più indeciso – man mano che cresce – tra dolcezza e ironia. Un dolce disincanto che lo caratterizza in un modo specifico: realismo senza amarezza, per ora. Manipola il suo Nintendo con il quale sta combattendo una fiera battaglia tra Pokemon. Ha provato a spiegarmi che un guerriero foglia viene detronizzato da un guerriero fuoco – e fin lì mi sembra di seguire. Poi mi ha detto che però un guerriero acqua è più forte di un guerriero fuoco. E anche lì mi pare di poter seguire. Oltre non arrivo. Cominciano nomi del tutto surreali che mi sanno di presa per i fondelli, ma lui li sciorina con tanta competenza che viene proprio da credergli.

- Ma pensa te, ieri sono andato a Piacenza sotto un cielo magnifico e oggi neve sull’Emilia.

-Tanto io me ne sto accucciato qua dentro.

Poi la conversazione si sposta. La settimana enigmistica ci mette alla prova con il motivo per cui il pi-greco si chiama così. E l’aereo di Lindbergh era un monoplano o un biplano ? E quando siamo al solstizio d’estate il sole è allo zenit sul Tropico del Cancro o sul Tropico del Capricorno ?

Alla fine sono più quelle che sbagliamo di quelle che indoviniamo. Poi gli racconto di quando è capitato a me. Di quando mia zia si era addormentata e sotto anestesia aveva iniziato a fare lezione di storia della musica. Al risveglio il chirurgo le aveva detto: professoressa, so tutto di Beethoven. Abbiamo immaginato insieme di che cosa avrebbe potuto parlare. E alcune possibilità lo hanno parecchio divertito.

Poi sono saliti a prenderlo. Lo abbiamo accompagnato per corridoi sotterranei che attraversavano lo spazio da un padiglione all’altro. Un percorso lunghissimo. L’operatore che lo spingeva mi ha dato in mano la flebo. Ancora qualche minuto per chiacchierare, fuori dalla sala operatoria. Poi la mano dell’infermiera che gli solleva la maglietta del pigiama per vedere se ha sotto una canottiera. Gli hanno sfilato i pantaloni. Lo hanno coperto bene e lo hanno portato in sala.

Piccole cose, un’appendicite acuta, improvvisa. Però ieri ero a provare in teatro, Giada di guardia all’hospice e tutto era normale. La vita ogni tanto si increspa senza avvisare. Non sto parlando delle ondate vere e proprie. Basta che si increspi per capire quanto sia fluida la superficie. Basta vedere una corsia e sapere che ti riguarda. Penso agli amici carissimi che ho e che in questo momento sono implicati in cose simili ma molto più serie, per sé o per qualcuno. E non mi do nessuna risposta. Soltanto, penso a loro.

Fuori fa un freddo tremendo. Samu ha già ricominciato a parlare, a guardarsi attorno. Al parcheggio la macchinetta ha uno scontrino incastrato e non si riesce ad uscire. Arriva il custode con un cacciavite. Apre la macchinetta, estrae lo scontrino colpevole. Disuguale metodica, penso. Contaminazione delle azioni su piani diversi. Scontrino come appendice. Operazioni riuscite. La sbarra del parcheggio si alza. Samuele sorride.

Comunicazione 2 – Vino e Cinema

venerdì 5 marzo 2010

Mi comunicano che i posti per la serata del 10 sono esauriti. Grazie a tutti gli iscritti. Con Luca e La Cantina di Manuela organizzeremo un’altra data quanto prima per riuscire ad incontrare tutti. Un abbraccio e a presto.

Comunicazione – Orario e data di Vino e Cinema

giovedì 4 marzo 2010

Segnalo nuovamente il nostro piccolo incontro con i dati che mancavano nella comunicazione precedente. Ci siamo resi conto che la data non sarà gradita ai milanisti per via di una partita che si gioca quella sera. Per me il milan non riesce ad essere più importante di un buon vino e nemmeno del cinema. Sono interista!

10 marzo – ore 21.00 – presso

La Cantina di Manuela – Spazio 10,

Via Raffaello Sanzio, 16 – Milano. Disponibilità: massimo 15 posti.

Info e prenotazioni
LUCA GIOVANELLI – Tel. 335 1435341, mail luca.giovanelli@libero.it

Lo spunto di oggi – Dopo la piscina

lunedì 1 marzo 2010

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Francesca – 5 anni – torna dalla piscina.  Sta imparando a nuotare nella “piscina grande”, tra colorati e multiformi salvagente e piccole contrarietà per le temperature. La prendo in braccio e le chiedo:

“Allora, oggi com’è andata?”

Lei, molto fiera: “Oggi mi sono staccata dal bordo. Però l’acqua mi tirava giù.”

“Però adesso sei qui. Come hai fatto a rimanere a galla?”

Lei apre le braccia: “Ho aperto le braccia, così. Però l’acqua mi tirava giù.”

“Ma sei stata più forte tu. Adesso sei qui con me”.

“Sì, – mi guarda e mi spiega – bisogna vincere una piccola paura e rimanere leggeri”.

E’ qualche giorno che ci penso: vincere una piccola paura e rimanere leggeri.  Non voglio aggiungere nulla. Devo ancora capire.