Archivio di marzo 2011

Lo spunto di oggi – Chi è stato?

giovedì 31 marzo 2011

A un certo punto mi è apparso chiaro che sono diventato vecchio. Me ne sono accorto perché ho riso. Da solo, seduto al tavolo di cucina. Correggevo gli scritti di alcuni allievi e dopo aver lavorato un anno sull’arco di trasformazione del personaggio – lo splendido libro di Dara Marks – mi sono ritrovato un compito svolto sull’arco di trasformazione del paesaggio. Poi ho riso ancora, confesso. Allo stuolo di h messe ed omesse nei modi più fantasiosi e casuali. Alla scoperta che il fatal flaw – la ferita interiore di un personaggio – fosse diventato un total flaw. Alla disinvoltura con cui un elemento tecnico del personaggio veniva raccontato: …tipo quando ti sto addosso che non ti mollo mai.

Esiste un punto di vista facile che è anche quello vecchio e che è stato il mio immediato. Ridere – anche con una certa spocchia probabilmente. D’altro canto anche a mente fredda, se penso all’arco di trasformazione del paesaggio ricomincio da capo. Saltiamoci pure tutte le cose limitrofe – non strafalcioni ma abbrutimenti veri e propri: inesattezze copiate l’uno dall’altro sicché una frase del tutto priva di senso compare qua e là in sei o sette elaborati. Ma è uno degli esercizi più belli della vita – per me – continuare a scoprire quanto sia il mio sguardo a creare il mondo e non viceversa. Sicché mi sforzo di lavorare sul mio modo di vedere.

Non sono stupidi. Tutt’altro. Non tutti sono demotivati. Non hanno avuto tutti vite facili e in ogni caso non è che io abbia visto la guerra per poter parlare delle loro vite. Ma di fatto moltissimi fra loro non riescono a mettere insieme due parole in italiano. E questo lungi dall’essere un problema accademico è una situazione esistenziale. Lo si vede dai casi felici. Dai compagni svegli e con un linguaggio pronto e preciso. Sono diversi anche i loro occhi. La loro capacità di seguire, digerire, sentire, rielaborare e costruire senso. E’ vero – come si dice – che il linguaggio è il pollice opponibile del pensiero per prendere la realtà.

Mi fermo su questo punto. Prendere la realtà con il pensiero. Relazionarsi a quel che si ha davanti. Bisogna che esista un linguaggio per questo, un linguaggio nel vero senso della parola, cioè non quello che si usa tra le persone per comunicarsi dati ma quello che include in se stesso anche le due persone che si comunicano dati. Il linguaggio all’interno del quale esistiamo. Il linguaggio che fa sì che ci possiamo collocare all’interno del mondo in cui viviamo. Che ci permette di chiamare con un nome quello che sentiamo dentro di noi. Più preciso è il nostro linguaggio, più affilato il bisturi con il quale sezioniamo il cuore e la mente.

Di qui mi domando che operazione sia stata fatta, volontariamente o meno. E da parte di chi. Perché i ragazzi sono bravissimi con i loro mac, velocissimi in rete, multimediali e multi tutto. Eppure… quando si esprimono ti sembra di sentire la loro fatica a contattare le parole. I congiuntivi sono un ostacolo, gli aggettivi non più di tre o quattro, le risposte – anche quelle brevissime – tutte omologate (e spesso scorrette): assolutamente sì. Se non è assolutamente non è . L’Accademia della Crusca non c’entra. E’ che senza linguaggio l’uomo perde la capacità di assegnare significati. Ogni volta che cambiamo idea, per esempio, diamo agli stessi eventi un senso diverso. E cioè chiamiamo i fatti con nomi diversi da quelli che usavamo prima. Potremmo farlo senza il linguaggio? Oppure in tutti i malintesi: la loro risoluzione passa sempre dalla comprensione che l’altro dice le cose nella sua lingua.

Questo crepaccio che sento aperto tra moltissimi ragazzi e il linguaggio, lo sento aperto dentro di loro. Qualcuno me l’ha anche confidato, ogni tanto. Non sapere cosa si sia, cosa si voglia. Non essere abituati a parlare, a chiamare le cose dentro di sé. L’arco di trasformazione del paesaggio visto con altri occhi mi lascia muto e per niente allegro. Quand’è successo che abbiamo perso le parole? Chi è stato?

Il libro di oggi – Corpi di scarto, di Elisabetta Bucciarelli

lunedì 28 marzo 2011

Non l’ho ancora letto e quindi nel merito non so. Ma i motivi che hanno mosso l’amica Liz a questo lavoro mi sembrano talmente precisi e belli che mi fa piacere darle luce anche qui nel mio piccolo spazio. Non so come sia il libro cara Liz, anche se conoscendoti lo posso immaginare. Ma ti ringrazio per averlo scritto, per aver detto perché l’hai scritto, per aver assunto una posizione chiara e netta.

Di seguito, le parole di Elisabetta per presentare Corpi di scarto.

Una chiamata si potrebbe definire. Un momento di percorso necessario. Una storia che doveva essere raccontata. Un modo per sentire che quello che faccio ha un senso. Questi ed altri (tanti) i motivi di questo mio “VerdeNero”, che tra due giorni sarà in libreria. Ha una copertina tenera, una bimba con un mazzo di mimose in mano e dentro alcuni personaggi che non mi abbandonano ancora adesso quando, a libro finito, dovrei aver trovato un po’ di pace.
Ho voglia di parlare di questa storia, che racconta di emarginazione e abbandoni. Di scarti e di scarto. Di sogni strappati all’immondizia. Di filosofie impure e dell’impuro come risorsa. Di chirurgie plastiche e di vergogne indotte.

A seguire parte delle intenzioni del progetto che sento importante, al di là del piccolo contributo che anche il mio libro potrà dare. Non mi interessa solo aver scritto un libro ma anche e soprattutto far parte di questo progetto.

VerdeNero è una iniziativa di sensibilizzazione sui fenomeni dell’ecomafia che nasce dalla collaborazione tra Edizioni Ambiente e Legambiente. Ecomafia significa un enorme giro d’affari che prospera sulla sottrazione illegale delle risorse ambientali, sui traffici di animali e opere d’arte, su abusivismi di ogni genere, si scioglie nei mille rivoli della cronaca giudiziaria e degli scandali, rendendo difficile ai non addetti ai lavori coglierne il volto, la dimensione complessiva e, infine, l’effettivo impatto sociale e culturale.

Un fenomeno tanto pervasivo quanto capace di mimetizzarsi nel quotidiano. Per questo Edizioni Ambiente e Legambiente sono convinte che sia necessario favorire un salto di qualità nel livello di informazione e consapevolezza della collettività rispetto a che cos’è l’ecomafia.

Il cuore di VerdeNero è una collana di libri che rappresenta l’incontro di un tema dai risvolti degni di un romanzo con il linguaggio che meglio di qualsiasi altro può descriverlo e renderlo accessibile a tutti: il noir. E grazie a Legambiente si trova anche documentazione relativa ai fenomeni reali, quelli che ogni anno vengono puntualmente descritti e denunciati nel Rapporto Ecomafia, e dove grazie al lavoro dell’agenzia Prospekt siamo in grado di presentare una suggestiva galleria fotografica.

VerdeNero è un progetto complesso, in cui la pubblicazione dei libri si connette a una fitta serie di iniziative sempre centrate sulla denuncia delle ecomafie, ma attuate secondo modalità diverse e da numerosi soggetti.

VerdeNero è un contenitore aperto, che offre a chi voglia mobilitarsi contro la “gestione” illegale del bene comune uno strumento formidabile: le storie scritte da alcuni tra i migliori autori italiani.

Lo spunto di oggi – Last minute

martedì 22 marzo 2011

Invitato quasi a sorpresa in un locale appena aperto a Milano, domani (per me che scrivo) mercoledì 23 marzo alle ore 21.00 mi troverò con Luca Giovanelli – il mio inesauribile amico sommelier – e chi vorrà a giocare nuovamente a Vino e Cinema.  Quattro chiacchiere sui personaggi e le loro vicende, un gioco a base di cinema e un premio a base di vino. Soprattutto, per me, l’occasione di sentir parlare Luca. Di terre, di culture, di storia e di storie. E di assaggiare qualcosa presentato da lui e far finta di sentire i sapori che lui dice di sentire. Fate come me: annuite sempre.

I dettagli della serata:

Luogo: Associazione Lo-Fi – Via dei Pestagalli, 27 Milano

Ore: 21.00

Costo: Gratis.

Ci vediamo lì ?

Lo spunto di oggi – Restituire

lunedì 21 marzo 2011

Nel giro di pochi giorni terremoto e guerra. Nucleare e petrolio. Energia. Sia in un caso che nell’altro si scatenano conflitti. Se c’è una cosa utile nei conflitti è che si fanno chiare le ragioni dell’uno e dell’altro. Quindi adesso come non mai sarebbe il momento buono per capire. Da cittadino comune mi informo e sento come posso, ma ho sempre la sensazione di non capire bene. Di non capire veramente. Perché sarà che sono tardo ma mi sembra che le parole che dovrebbero essere usate per dire vengano usate per confondere.

Faccio un passo indietro rispetto ai disegni macroeconomici e politici e rimango a considerare il problema dell’energia. Di queste due strade sbagliate – a mio parere – che abbiamo preso a livello planetario. Nel caso del petrolio abbiamo scelto di consumare ciò che non si può riprodurre, nel caso del nucleare di produrre scorie che non potranno mai essere eliminate. Mi domando cos’abbiano in comune queste due scelte e mi sembra di vedere che entrambe escludano il futuro. Puro presente.

Posso utilizzare solo le categorie di pensiero che conosco per riflettere sulla cosa. E mi dico che le azioni sono mosse da desideri, come per i personaggi. Credo che le azioni del nucleare e del petrolio non siano dettate dal desiderio di risolvere il problema dell’energia, è fin troppo evidente. Perché sarebbero azioni incongruenti. Dovremmo riparlare dei desideri. Di questo sistema che non si riesce a frenare (non vi suole frenare?). Che cosa vogliamo veramente, non che cosa crediamo superficialmente di volere.

Fa parte del ciclo della vita dell’uomo. Dopo una certa età, in un percorso di maturazione completo pare compaia la voglia di restituire. E’ un momento fantastico perché significa aver tanto ricevuto, averlo capito, essere ancora in condizioni di agire e  di poterlo fare con esperienza. E aver accettato di essere di passaggio, aver voglia di compiere questo servizio al mondo che in realtà è il nostro momento più alto: restituire alla terra quello che abbiamo ricevuto e rielaborato, riorganizzato.

Esiste un modo più forte per definire la nostra identità che restituire al mondo il nostro sguardo frutto dell’esperienza e della passione della nostra vita? Ora guardo le centrali giapponesi e le bombe in Libia e mi sembra che l’azione sia ancora prendere. Ancora un’azione a senso unico, ancora un’azione infantile. Bambini. Oltretutto, bambini impauriti e sfiduciati. Il paradosso è che quest’immaturità ci rende inabili a fare proprio quel che vorremmo fare: prendere, appunto. Siamo nel mezzo di un sistema naturale che ci offre energia in tutte le forme possibili. Siamo arrivati a poterle utilizzare. Ma non le prendiamo. Ci limitiamo e fissiamo su quel che sappiamo fare nella narcisistica e patetica idea di produrci da noi la nostra autonomia. Oltre a quella economica, c’è secondo me anche la ragione della paura.

Affidarci al vento. Affidarci al sole. All’acqua. Si è visto che è tutt’altro che un’astratta poesia. Ma la parola difficile  da digerire per noi è affidarci. Non siamo cresciuti abbastanza. Non abbiamo capito che abitiamo il mondo e il mondo pensa a noi. Che dipendiamo dalla terra e che la terra ci offre quello che ci serve. Questi conflitti che vedo, quindi, rendono chiare le istanze profonde dei contendenti. La fame di potere che deriva dalla paura di non averne. I leader sono tutti molto spaventati. Basta guardare le loro facce nelle fotografie. Tutti. Americani, arabi, europei. Uomini e donne. Naturali e liftati. Tutti spaventati a morte.

Un bicchier d’acqua e una bella giornata: bisognerebbe ripartire da lì. Sentire come ci fa bene un bicchiere d’acqua e com’è bello il vento che ci passa addosso. Lo sentiamo bello perché ci somiglia. Romanticismo? Mi piacerebbe, invece temo sia l’unica scelta anche a livello economico e politico. Imparare a ricevere. E restituire.

Lo spunto di oggi – I corti della Paolo Grassi

martedì 15 marzo 2011

…e alla fine ne siamo usciti. Stanchi e felici. Grazie alla Paolo Grassi che si è prestata a diventare studio di veterinario, stanza di torture, clinica psichiatrica e altro. Grazie ai ragazzi che hanno scritto, diretto, recitato. Abbiamo vissuto un mese con pochissimi mezzi e moltissimi pensieri. Alla fine mi ritrovo sempre con un senso di gratitudine verso ognuno dei ragazzi. Verso Marilena e Antonio, ormai complici consumati di questi giri di cinema. Quest’anno a loro si è aggiunto Stephane, operatore generosissimo che ci ha offerto la possibilità di utilizzare la sua steady, il pièce tecnique e un formato superiore a quello dello scorso anno.  E – devo dirlo – ringrazio anche Giada. Ci sono assenze lunghissime da capire e per niente leggere. Adesso inizia il montaggio e sono felice che mi aspetti la mia poltrona dopo tanto shooting. Il cinema è una meravigliosa macchina di relazioni. Una festa e un privilegio sempre. Grazie davvero ragazzi!

Lo spunto di oggi – Piero Calamandrei, 1950

martedì 1 marzo 2011

 

 

L’amico Pasquale Foggia – che ringrazio e saluto – segnala su facebook questo intervento di Piero Calamandrei. Data l’importanza di queste parole riesco a postarle di corsa.  Sono importanti da leggere oggi, proprio oggi.

Leggete cosa scriveva Calamandrei nel 1950:

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.

Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:

- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.

- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.

- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!

Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].