Archivio di febbraio 2012

Lo spunto di oggi – Oltre ogni attesa

lunedì 27 febbraio 2012

Domenica, mattina di sole. Giro in centro con Samuele. Destinazione mercatino banconote antiche. Per me che sono quanto di più lontano da ogni forma di collezionismo – no, qualche brutta figura la colleziono sempre in effetti… – è l’occasione per vedere un campionario umano che non incontrerei mai. Attorno alle bancarelle ci sono personaggi di tutti i tipi e di quasi tutte le età. L’elemento che noti subito è il ritmo. Un mercato al rallentatore. Un acquisto è l’esito di ponderazione e valutazione, è tutto un rito.

Perché in effetti li vedi girare tra le bancarelle molto più che starci davanti. Come se andassero a respirare l’aria di quegli anni. Poi vedi di tutto. C’è qualcuno che colleziona la pasta mimetica per il volto che usavano i soldati. Alcuni tubetti sono a metà. Da dove arrivano? Davvero da qualche fronte? O qualcuno è furbetto in tutto questo giro? Non posso fare a meno di pensarlo.

Ma intanto che camminiamo verso quest’isola di passato transitiamo dal Duomo. Alla stregua di tutto il resto della città, non mi è mai piaciuto. Stavolta però ha qualcosa di nuovo. Alcune parti sono in restauro e i restauri sono sponsorizzati. Normale. Anche la Chiesa si paga i restauri con gli sponsor. Libero mercato. E naturalmente, sui manifesti pubblicitari, libere parole. Sarà ironico da parte della Curia aver scelto Enel? Non posso fare a meno di fotografarlo.

Ecco, mi colpisce la headline. Dice: E’ sulla solidità che ruota il futuro. E poi: Da 50 anni, forti della nostra visione.

Dunque luce, solidità, futuro. E forza della visione. Accidenti, che Chiesa sarebbe! Potrebbero assumere questo copy furbetto e affidargli la linea pastorale. Certo poi bisognerebbe in qualche modo tener fede. Si sa che la pubblicità è sempre  over promise, ma non si può esagerare. Poi dovresti fare un po’ di luce per davvero, avere una forza nel tuo punto di vista, pensare sul serio al futuro. A quello di tutti, non solo a quello dei tuoi. Ma in effetti per avere un punto di vista forte bisogna essere disposti a guardare. Senza regole davanti. I soldi del libero mercato che la Chiesa prende da Enel possono servire a ripulire i muri. Ma bisognerebbe che smettessero di essere muri…

Poi facciamo qualche passo, si svolta un angolo e… c’è un nuovo sponsor. Secondo me ci hanno pensato proprio. Anche qui, la foto era d’obbligo:

Meravigliosa la headline: Oltre ogni attesa. Più Chiesa di così. Attesa nei due sensi di attendere e di aspettarsi qualcosa: funziona benissimo. E in un colpo solo quest’altro creativo fa quello che la Chiesa ha dimenticato nei secoli. Ci mostra la bellezza dell’attesa, la dolcezza del coccolarsi un’idea di futuro, di amore che verrà. Abbiamo sentito molto parlare di amore da meritare attraverso il rispetto di regole. Una sorta di buona condotta qui premiata nell’aldilà. Amore come ricompensa di una condotta senza amore. Ricompensare l’amore fa rima con l’amore che si paga, con l’amore a condizione che. Brutto da pensare eh? Certo non posso non ridere quando leggo: Turchia seducente. In alto la Madonnina, qui sotto la Turchia seducente. Irresistibile, meravigliosa città che proprio non ce la fa a non inseguire il denaro, costasse pure il buon senso. Che siano i politici o la Curia. C’è qualcosa nell’aria, credo.

Certo sarebbe davvero bello avere una Chiesa come i copy stanno cercando di indicare. La solidità, la luce, lo sguardo al futuro, la bellezza dell’attesa e della sorpresa della vita. Sarebbe bello anche per chi non crede. Perché avrebbe un interlocutore che oggi non c’è.

Nel frattempo la vita resta fluida. Nonostante i muri culturali la gente vive e sa adattarsi agli scenari che cambiano, sa sopravvivere. Prima di salire in macchina mi colpisce ancora un dettaglio a bordo strada, dietro il Duomo. Eccolo:

Ok, non il massimo dell’educazione. Ma si sono fatti il the sui gradini: hanno reinventato un luogo e fatto due chiacchiere, preso un po’ d’aria. Forse sarebbe tutto lì: fare due chiacchiere, riscoprire le cose, provare a contattare la realtà direttamente, per un momento senza la protezione dei dettami. Prendere un the sui gradini. Soglie di primavera.

Lo spunto di oggi – Evanescenze geometriche

giovedì 23 febbraio 2012

La storia è come guardi. Fatti identici disposti in modi diversi. Vuoti prima invisibili si spalancano all’evidenza. Non ci rassegniamo mai abbastanza al fatto che il mondo è il mondo che vediamo.

Lo spunto di oggi – Cesare deve morire

lunedì 20 febbraio 2012

Per Paolo e Vittorio Taviani, per i detenuti di Rebibbia che ci hanno liberati dall’incubo dei nostri film che non funzionano mai, per Shakespeare che continua a sorprenderci e a dirci cose di noi, per le storie che non muoiono e che si modellano senza sforzo ai linguaggi che cambiano. Per il cinema italiano che forse facciamo ancora in tempo con l’ossigeno, che ha ricominciato da due ottuagenari a contattare la realtà quella vera e a raccontare sul serio…. Per la giuria di Berlino che si è dimostrata libera da pregiudizi nei nostri confronti… HIP HIP URRA’!!!!!!

 

Lo spunto di oggi – La parola nuda

giovedì 16 febbraio 2012

Nell’impotenza di questo piccolo spazio. La parola nuda.

Lo spunto di oggi – Bookcrossing!

lunedì 13 febbraio 2012

 

Da qualche giorno meditavamo la sortita. Saremmo andati al bookcrossing di quartiere. Avevamo un po’ di libri letti e non più utili alla causa e ci piaceva l’idea di rovistare e curiosare in giro. Bellissima idea il bookcrossing: dai e prendi libri, uno scambio. Qualcosa di intelligentissimo e primordiale: un baratto, ma un baratto di idee. Non so chi diceva: se tu mi dai una cosa e io ti do una cosa abbiamo una cosa a testa. Se tu mi dai un’idea e io ti do un’idea abbiamo due idee a testa. Alla fine ci andiamo, Francesca e io, armati di 16 libri variamente individuati che dovrebbero restituircene altri 16.

Il bookcrossing si trova in un edificio che ospita diverse attività. Nella prima sala infatti non vi sono libri ma un manipolo di ballerini diversamente giovani che ridono a crepapelle con il liscio a tutto volume. Sono le tre e mezza e semplicemente respirando posso ricostruire nel dettaglio cos’hanno mangiato a pranzo. Generazione di fenomeni, salame milano e mortadella. Non li ferma niente. Mi chiedo solo cos’abbiano da ridere così tanto. Le luci sono state progettate da un criminale di guerra: neon traballante a pioggia sul pavimento di ceramica bianca.

Non ci perdiamo d’animo, la seconda saletta è la nostra. Consegniamo i 16 libri ed eccoci finalmente liberi di avventurarci. L’aspetto dei volumi è suggestivo. Come dire: vissuti. Tra i saggi disponibili mi colpisce subito Vita privata del maresciallo di Richelieu. Vi si legge che il maresciallo di Richelieu fu un illustre condottiero, ma ancora più illustre come conquistatore e quasi predatore di donne. Già a quindici anni si nascondeva dietro le tende della duchessa di Borgogna, Delfina di Francia. E da allora sino alla sua estrema vecchiaia di «macchina galante» non cessò mai di ordire intrighi con donne di ogni rango. Mi domando come possa essere venuto in mente al proprietario del libro di separarsene.

Per lettori intuitivi – cui basta l’inizio per capire tutto – c’è Delitto e castigo, ma solo il primo volume. A fianco campeggia Va dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. Il proprietario l’ha presa in parola ed è andato al bookcrossing a cambiarlo con qualsiasi altra cosa. Di nuovo tra i saggi, imperdibile sembra Il chow-chow, mentre tutto uno scaffale di fronte è zeppo di opere di Faletti. Non l’ho mai letto ma tutta questa gioia di condividerlo con altri mi mette qualche sospetto. Ci sono anche libri per bambini, tra i quali Francesca si perde grazie al fortunato incontro con un’ amica. Passo in rassegna anche questo settore e non posso non rimanere folgorato da Puzzy, la strega sudiciona.

Vi sono anche angoli edificanti, formativi. Un santone mi guarda sgualcito e scolorito da una copertina: Puoi cambiare la tua vita. Ma il top sta sotto qualche testo di politica: Sentirsi in forma: ginnastica graduata per tutte le età. Facile, senza attrezzi, senza fatica. Mi domando dove sarà il primo proprietario di questo volume. Vorrei chiedere anche a lui perché se ne è liberato: ha scoperto che la ginnastica senza fatica non è ginnastica? Oppure ha seguito alla lettera il manuale e adesso fa ginnastica sotto terra? Per la serie Gesù Cristo ci fa uno spiffero, c’è uno spavaldo Ama il prossimo tuo più di te stesso. Anche qui il proprietario ha compiuto un profondo cammino e come gesto d’amore estremo verso i fratelli ha deciso di cederlo al bookcrossing. Una fine strategia di disposizione dei volumi sui banconi fa sì che in fianco alla fantateologia ci sia The girl is on the table, frasario umoristico per rimorchiare in tutto il mondo.

E’ ora di andare. Alla fine preleviamo ben 13 libri. Qualcosa si trova, dai. E se prendi delle ciofeche aspetti il prossimo bookcrossing… Prima di uscire ci rivestiamo bene, fuori c’è un bel – 3 °C.  Bottone su bottone chiudiamo il piumino di Francesca. Penso: la morale di tutta questa storia è che di solito chi ha un bel libro se lo tiene. Una ballerina dalla prima sala mi squadra con l’occhio clinico oltre la lente, guarda la mia borsa e dà di gomito al compagno. Poi schiude un sorriso a 32 denti finti. Di colpo capisco tutto. Chi sono i proprietari dei libri e che cos’hanno tanto da ridere.

Whitney

domenica 12 febbraio 2012

Ma porca miseria, Whitney. Che dispiacere enorme.

Lo spunto di oggi – Storie da grandi

giovedì 9 febbraio 2012

Andando a scuola, affondando i piedi nella neve e con il freddo irreale che blocca le cose. Francesca: Sai, ai bambini piccoli piacciono solo le storie divertenti. A me invece adesso piacciono anche quelle che fanno paura. Perché io sono brava con le mie paure. Li metto rapidamente in fila: Dara Marks, Nancy Kress, Linda Seger, Robert Mc Kee, Jean Claude Carrière, Syd Field, Roland Tobias, Helène Cixous, Pamela Douglas, William Indick, Chris Vogler, John Truby e tutti gli altri del gruppo. Ognuno di loro è una strada piena di saggezza, un paradiso di tecnica e di strategia. Di Mc Kee e Carrière conservo ricordi diretti che mi tengo cari nel cuore. Un giorno, mi toccò di fornire la mia versione personale del finale di una storia. Carrière era seduto di fianco a me. Ascoltò in silenzio poi posò la mano sul mio ginocchio e disse: “Là, on voit un effort de cohérence”. Ricorderò quel momento per sempre.

Ma in questa neve sporca, in questa quotidinaità stancante dell’andirivieni tra casa e scuola nella città più inquinata e deprimente del pianeta, le parole di Francesca si connettono a quei maestri. “Essere bravi con le proprie paure”. E’ tutto un mondo. E’ aver riconosciuto l’esistenza di una paura, aver sviluppato un’abilità relazionale al riguardo, aver consapevolezza delle diverse voci che ci si muovono dentro. E aver capito – senza averlo capito – che dentro di noi le voci sono tante e diverse, contraddittorie e coesistenti. E’ aver capito che dentro di noi c’è un mondo con cui bisogna imparare ad “essere bravi”:

Quando avevo l’età di Francesca non solo non avrei mai detto una cosa del genere, ma non sapevo nemmeno di avere paura. Essere bravi con la paura significa tante cose che non ho ancora capito. Vedere la paura, non giudicarla né bene né male, semplicemente vedere che c’è. Ho una lista di maestri nella mente, che prima o poi dovrò dimenticare. Ora nella lista c’è anche lei, con la sua semplice riflessione: essere bravi con le proprie paure. Un altro insegnante di storie sul mio sentiero.

Ni avec toi, ni sans toi.

lunedì 6 febbraio 2012

1932. Come mio padre. Circostanze della vita cui non riesco a non dare significati.

Lo spunto di oggi – Che tu lo voglia o no

venerdì 3 febbraio 2012

Non mi capita spesso di poterlo fare e se capita sono felice. Seguire Samuele che studia o che deve fare un compito particolare. Occasione ghiotta: compito di scrittura creativa. Ero sinceramente curioso di capire che compiti si dessero alle scuole medie per insegnare a scrivere ai ragazzi. Si trattava di uno sviluppo progressivo da una parola a dieci righe attraverso più fasi. Una parola, due righe che la sviluppano, quattro righe che sviluppano le prime due, otto righe che sviluppano le quattro, dieci righe che compiono le otto precedenti.

Non mi sembrava male anche se forse i ragazzi andavano aiutati di più nella connessione dei passaggi. Samuele ha deciso di parlare di una foto ricordo. Un Carnevale di quando faceva l’asilo. La sua memoria è molto evocativa: l’odore del vestito che indossava, le sue compagne travestite da principesse, il suo modo di vivere quel Carnevale in quel preciso momento della sua vita.

Poi c’è un passaggio che gli consiglio di raccontare in un certo modo, ma la sua risposta è ferma e convinta: non è così che sono andate le cose. Aveva ragione, naturalmente. Ma a mio avviso dis-ordinando la verità dei fatti sarebbe andato più vicino al racconto dell’emozione che aveva vissuto. E provo a buttarla lì: dire la verità in una storia non è riferire i fatti, è riferire quello che hai vissuto dei fatti.

Giustamente su questo punto non c’è stato contatto. Fieramente e con lo stile che gli è proprio, Samuele ha raccontato le cose senza scorrettezze. Un testo freschissimo nel quale le persone i rumori e tutte le percezioni brillano con la trasparenza e con l’energia che può avere un ragazzino della sua età. Ha avuto ragione lui. Questo era davvero il miglior testo che potesse scrivere e credo che chi scrive abbia essenzialmente questa responsabilità: scrivere il miglior testo che può scrivere nel momento in cui lo sta scrivendo.

Il migliore non significa quello definitivo, non significa l’unico sensato o l’unico possibile. Non significa l’unico vero. Gli ho fatto molti complimenti, un po’ commosso un po’ stupito un po’ invidioso della sua capacità di usare le parole. E’ come se la vita gli entrasse dagli occhi, rimbalzasse nel suo stomaco e tornasse fuori parola. In questi pochissimi anni che ho passato ad insegnare ho identificato un mio modo per definire il talento. Il talento secondo me è una porta aperta dentro di noi. E’ quello che ci viene senza sforzo perché siamo fatti per quello. E’ la vita che non viene interrotta dalla nostra paura e passa da noi senza rallentare e senza indebolirsi. Il talento è una qualità della morbidezza, è un flusso per il quale siamo nati giusti.

Sì, senza paura di un po’ di orgoglio paterno, ho visto qualcosa del genere nelle righe di Samuele. Un’età che non ha, già implicita in quella che ha. La vita scrive attraverso di lui perché trova strada e gli passa dentro senza sforzo.

Per il resto ci sarà tempo. Ci sarà tempo perché Samuele incontri profondamente il proprio punto di vista sulle cose, perché scopra che non è un’opzione. Che i fatti che racconta non sono comunque quelli che sono accaduti ma solo quelli che lui ha visto. Il punto di vista c’è, che tu lo voglia o no e questo non è un limite ma un tesoro, quello dell’assegnazione dei significati e dei valori. C’è più verità nella nostra esperienza delle cose che nelle cose. Meglio cambiare un fatto che un punto d’esperienza interiore.

Ma fu una scoperta anche per me. E credo di aver fatto un passo di troppo provando ad accennare alla cosa. E’ giusto che in un’età così fresca uno possa pensare che è vero quel che vede e che la verità sia nei fatti che vede. C’è tempo per tutto se la vita ce lo concede. Per scoprire di avere un punto di vista e per riuscire a vederlo da fuori, per amarlo e per sapersene separare. Nel suo breve testo Samuele dice che quel Carnevale è immortale dentro di lui, eppure è passato. La distinzione tra esperienza e dato di realtà mi sembra già chiara, più di quanto lui stesso immagini.

Ora sono qui, per la prima volta dopo tanti anni curioso di sapere se sia piaciuto alla prof. Come dire: quale sarà il suo punto di vista?