Archivio di aprile 2012

Lo spunto di oggi – Il girone dei clienti

domenica 15 aprile 2012

Dante non li ha mai visti e chissà se sarebbe mai riuscito a immaginarli, i templi pagani di oggi: i Centri Commerciali. Chissà che girone sarebbero stati. La domenica pomeriggio non era granché nemmeno quando ero bambino io: Domenica in, Novantesimo minuto. L’Italia stava sul divano con il pranzo sullo stomaco, la pioggia d’inverno aiutava questa paralisi chiamata riposo. Dopo molti anni eccoli qua, con le loro novità sconvolgenti: aperti la domenica, aperti la sera, caldi d’inverno e freschi d’estate. Passarci qualche ora ti permette di uscire senza uscire. Una gigantesca e maligna anestesia. Credo che sia questo che compriamo più che il prodotto che ci viene venduto: un temporaneo oblio, la fuga di qualche decina di minuti dal mondo che sta al di là di quella piccola città.

C’è fame in giro. Negli occhi dei papà e delle mamme che spingono i carrelli con la prole al seguito e frugano tra gli scaffali qualche consolazione a buon prezzo. Mi merito almeno una birra ma non ho i soldi per la birra che mi merito. Si cercano zone franche: angoli di occasioni, bollini che gridano costo poco. Su alcune targhe di cartone c’è scritto Il più conveniente, ma non dice per chi. E’ un momento sospeso tra la vita che vorresti, esposta davanti a te illuminata al neon, e quella che hai e che ti aspetta al parcheggio.

La ragazza è oggettivamente brutta. Solo che ha un corpo evidente: troppo magra, troppo alta, troppo truccata. Sta in uno stand al Carrefour insieme ad un’altra e a un ragazzo. Lei è mora con i capelli lunghi, l’altra è bionda e il ragazzo ha uno sguardo che si spegne un centimetro oltre la punta del naso. Sono su un microset, spiaggia e mare, in costume da bagno seduti sulla sdraio. Fingono di essere lontani e di divertirsi su una spiaggia caraibica. Facciamo pochi passi, ristorante Ciao. Una donna in sedia a rotelle, obesa, con il marito. Se fosse una sceneggiatura sarebbe un accostamento retorico banale e stucchevole. Stanno finendo di mangiare. Il marito fa fuggire l’occhio oltre la spalla della moglie, verso la spiaggia caraibica. Consolazione inarrivabile e non per i soldi. Diventa inarrivabile la vita e guardandoli sembra che lo diventi sempre più in fretta. Diventa inarrivabile camminare da soli, sostenere un dialogo, avere qualcosa da dirsi.

Ma loro la strada l’hanno fatta. Sono lì e mangiano insieme da Ciao.

Penso alle due forme d’amore in mezzo alle quali sono passato. A sinistra la spiaggia tutto sesso musica e felicità, a destra il silenzio appesantito dei due anziani con lei sulla sedia a rotelle e il piattino di pasta di Ciao. Dura per l’amore, mi sa, rispondere a tutto quello che gli chiediamo di essere. Eccitante, emozionante, spiazzante, creativo, sorprendente come nella spiaggia dei tre ragazzi da un lato; fedele, forte, fondato, duraturo, per sempre come nella silenziosa coppia a destra. Magari i due anziani sono partiti dalla stessa seduzione cui strizza l’occhio quella spiaggetta farlocca e quei tre ragazzi arriveranno alla loro solidità. Magari no.

Nel fiume di carrelli, avvolto nell’odore dei cibi, transito davanti a uno store di vestiti: una scadente copia di Abercrombie. Altri corpi di ragazzi in costume. Bellissimi, lì per farsi fotografare. C’è un po’ di coda all’ingresso, roba da tre minuti. Esce un profumo nauseante e sono certo che dentro sarà buio pesto. Quasi Abercrombie, quasi felicità. Anche per i teen agers c’è posto nel girone dei clienti. E poi i bambini, le mamme, gli anziani. Una gigantesca culla, un utero in cui sognare di essere altrove e diversi. Ogni civiltà ha i suoi templi e ogni tempio dice che cosa ci è sacro, cioè il nostro valore assoluto e ultimo. E se devo guardare questo Centro Commerciale dico che il nostro desiderio ultimo sono una carezza e un po’ di consolazione.

E’ la storia di un mondo calante e tenerissimo, un’umanità indifesa e innocente: le code per la felicità, i parcheggi per la felicità, gli scontrini per la felicità. I tre per due. I saldi. Le aperture straordinarie. I punti. La fidelizzazione, come in ogni tempio che si rispetti. Tra polpa sceltissima e polpa famiglia, così ingenuamente incantati e sospesi. E’ il girone dei clienti: compri gratis e inizi a pagare tra un anno. Per questo ho pensato che se quando mi diranno che ho sei mesi di vita avrò forze abbastanza,  comprerò tutto e morirò sei mesi prima che vengano a chiedermi i soldi. Grande idea. Li rovinerò. O forse no… cioè: bisognerebbe essere proprio sicuri della diagnosi. Se no poi sono guai.

Lo spunto di oggi – Piccola meraviglia

sabato 14 aprile 2012

Bravissimo e per niente insensato.

http://www.youtube.com/watch?v=noe3kR8KqJc&feature=player_embedded

Lo spunto di oggi – Un momento stupendo

martedì 10 aprile 2012

Qualche giorno immerso nella bellezza. Michelangelo, Piero della Francesca, Giotto, Brunelleschi. Dove ti giri, Firenze ti assale con la grazia di ogni spazio. Anche con una luce terribile come quella di questi giorni c’è una tale prepotenza nel rigore delle forme, nell’emozione di chi le ha sapute immaginare, che anche un ignorante in Storia dell’Arte come me non può non rimanere folgorato. Ogni volta che ci ricapito mi emoziono davanti alla cupola di Santa Maria del Fiore. Di fronte alla sfida di quest’uomo che l’ha voluta come nessuno era mai stato in grado di concepirla: senza rinforzi. Puro volo. Naturalmente non è proprio così. Frugando un po’ qua e là per capire, leggo che la stabilità generale ad ogni corso, apparecchiato senza l’ausilio di centine, è assicurata dall’anello di mattoni affiancati che si chiude su se stesso. Parole affascinanti e misteriose per me. Mi tengo l’illusione del puro volo ma so che nel cinema lo si costruisce con la fatica dei macchinisti, con l’ottimizzazione dei costi, con le notti in bianco, le crisi e la stanchezza feroce. E con un’intuizione di vera poesia da difendere.

Camminiamo anche un po’ a zonzo. E ad un certo punto ci troviamo ad un angolo di strada: via dei Georgofili. La nostra memoria corre indietro ma né Giada né io ricordiamo bene, sono sincero. Una strage, sì. Ma che strage? Quale esattamente? Mi avvicino alla lapide e leggo la poesia di questa ragazzina di nove anni, Nadia Nencioni. E la sento diretta al mio cuore, semplice e spietata. La fotografo in silenzio. A casa cerco su internet e ricapitolo la storia. Un attentato mafioso, poi mi torna in mente. Il ’93, l’anno di via Palestro a Milano. Una tappa di una strategia molto più grande. Leggo del dolore dei familiari e degli amici, dell’associazione nata da quelle macerie: il dolore di sapere che i fiorentini hanno dimenticato. Mi sento fiorentino, avevo dimenticato anche io e quella poesia non l’avevo proprio mai letta. Eppure se ne andò un pezzo importante di città con quella bomba.

Questo è il racconto su Wikipedia:

La strage di via dei Georgofili è un attentato di stampo mafioso attribuito all’organizzazione Cosa Nostra. Nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993, a Firenze, viene fatta esplodere una Fiat Fiorino imbottita di esplosivo nei pressi della storica Torre dei Pulci, tra gli Uffizi e l’Arno, sede dell’Accademia dei Georgofili. Nell’immane esplosione perdono la vita 5 persone: Caterina Nencioni (50 giorni di vita), Nadia Nencioni (9 anni), Dario Capolicchio (22 anni), Angela Fiume (36 anni), Fabrizio Nencioni (39 anni); 48 persone rimangono ferite. Oltre alla Torre vengono distrutte moltissime abitazioni e perfino la Galleria degli Uffizi subisce gravi danneggiamenti.

La strage viene inquadrata nell’ambito della feroce risposta del clan mafioso dei Corleonesi di Totò Riina all’applicazione dell’articolo 41 bis che prevede il carcere duro e l’isolamento per i mafiosi. Due mesi dopo, il 27 luglio, altri attentati mafiosi vengono compiuti a Roma (alle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro) e a Milano, in via Palestro, dove un’autobomba provoca cinque morti: tre vigili del fuoco e un agente della Polizia Municipale intervenuti sul posto, e un cittadino straniero che dormiva su una panchina. Successivamente il pentito Gaspare Spatuzza ha espresso “malessere” nei confronti di questo attentato e chiesto “perdono” alla città. La relativa segnalazione – come mandanti di alcune stragi – di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi si sovrappone con gli addebiti per i quali i due furono destinatari di una sentenza di archiviazione ad opera del giudice delle indagini preliminari di Firenze nel 1998.

Leggo che Leon Battista Alberti, nel De Statua, insegna il metodo per passare da una piccola statua ad una gigantesca e inventa uno strumento che è lo stesso che serve per passare dal modello della cupola che Brunelleschi aveva in bottega, al cantiere. Le parole di Nadia sono state scritte un mese prima della sua morte e leggendole fa impressione. Sappiamo molte più cose di quelle che sappiamo. E il bello è che le abbiamo già accettate profondamente, intanto che la superficie delle nostre obiezioni si increspa e resiste.

Sono solo 6 versi, cara Nadia. Ma sono 6 versi meravigliosi e saranno il nostro modello. Passeremo alle cose grandi attraverso le tue indicazioni, come insegna l’Alberti. Ricorderemo: a maggio dell’anno prossimo saranno 20 anni e noi saremo pronti. Puro volo. Come Brunelleschi. Come te.

Buona Pasqua

sabato 7 aprile 2012

A tutto quello che in noi conosce la morte e che ha la forza di risorgere. Auguri.