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	<title>Giovanni Covini &#187; Novità</title>
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		<title>Lo spunto di oggi &#8211; Buone vacanze</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 04:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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E&#8217; stato un anno senza pause e naturalmente ringrazio tutti quelli che hanno contribuito a renderlo così felicemente infernale. Il Teatro Gioco Vita di Piacenza e Anusc Castiglioni con Atalanta, un&#8217;esperienza di scrittura rigorosa e divertente; gli allievi del secondo corso della Paolo Grassi, con i loro 3 cortometraggi che ci hanno fatto vivere insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/07/f7g7t9e0.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-975" title="f7g7t9e0" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/07/f7g7t9e0-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato un anno senza pause e naturalmente ringrazio tutti quelli che hanno contribuito a renderlo così felicemente infernale. Il <strong>Teatro Gioco Vita</strong> di Piacenza e Anusc Castiglioni con <strong>Atalanta</strong>, un&#8217;esperienza di scrittura rigorosa e divertente; gli allievi del secondo corso della <strong>Paolo Grassi</strong>, con i loro 3 cortometraggi che ci hanno fatto vivere insieme per tutto il mese di marzo sabati e domeniche comprese;  infine <strong>Vernicefresca</strong> con <strong>Troppo Mare</strong>. Poi gli allievi dello<strong> IED</strong>, della <strong>Civica di Cinema</strong> e dell&#8217;<strong>Accademia dello Spettacolo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esperienze di cui sono stupito e grato, una per una. Decine di persone diverse, decine di incontri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora devo staccare. Per me, per la mia testa e anche per il mio cuore. Ho bisogno di stare con Francesca, con Samuele e con Giada. Possibilmente con il mare davanti. Abbraccio tutti davvero forte e sospendo questo blog fino alla fine di agosto o giù di lì. Grazie a tutti quelli che lo hanno ravvivato con le loro parole. Buona rigenerazione a tutti, sperando che per tutti sia possibile. A presto.</p>
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		<title>Lo spunto di oggi &#8211; Dopo Troppo Mare</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 15:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Esistono posti così lontani dal tuo che possono sembrarti altri mondi. E forse lo sono. Puoi trovarti in un mondo in cui al primo piano ne devi salire ancora uno per arrivare a piano terra e andare al bar. Se ti capita questo, hai buone possibilità di trovarti a Vernicefresca. Il punto è che quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/07/e3t576.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-968" title="e3t576" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/07/e3t576-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Esistono posti così lontani dal tuo che possono sembrarti altri mondi. E forse lo sono. Puoi trovarti in un mondo in cui al primo piano ne devi salire ancora uno per arrivare a piano terra e andare al bar. Se ti capita questo, hai buone possibilità di trovarti a Vernicefresca. Il punto è che quel che per me è strano per Vernicefresca  è quotidiano. Questione di parametri e di significati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si scambia questo, credo, quando da provenienze lontane ci si incontra per lavorare intorno a una storia. Ma non è di teatro che voglio parlare. E&#8217; di un altro modo di vivere, che mi ha colpito e non poco. Voglio raccontare di una cena memorabile e senza fine, qualche giorno prima del debutto, a casa dei genitori di uno dei ragazzi di Vernicefresca. Del giardino che quella sera ha ospitato le nostre chiacchiere e anche le nostre preoccupazioni. Del rimprovero del padrone di casa che trovava quasi offensivo che io ringraziassi per l&#8217;ospitalità. Segno di affetto da parte mia, segno di estraneità per lui. Con loro, tutti i genitori dei ragazzi mi sono sembrati partecipi e anche molto generosi nei miei confronti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace parlare di Silvia che mi accompagna alla sede e a momenti investe un ragazzino che le taglia la strada in motorino come un docente di suicidiologia. Silvia inchioda, lo guarda innervosita nel retrovisore, davvero una questione di un attimo, e riparte senza nemmeno toccare il clacson. Ma non era il paese degli urlatori? Non erano i maleducati che berciavano sulle strade?</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace sentire ancora l&#8217;odore sfumato della vernice sulla mia mano. Vernice blu, scelta da me per lasciare la mia impronta sul muro della sede, accanto a quella di tutti coloro che sono passati e che hanno lavorato con i ragazzi. Ho scelto il blu perché è il colore del mare &#8211; il luogo del mondo che amo di più &#8211; e ho scelto la mano sinistra perché ci fosse anche il segno di Giada, anche un pezzo di lei in questo mio viaggio forse troppo lungo visto da altre prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace ricordare Pasquale, un ingegnere professore universitario. Difficile incontrare persone che siano a un tempo tanto autentiche e tanto surreali. Una sera l&#8217;abbiamo passata a farci spiegare perché un gatto in una scatola chiusa può essere vivo e morto nello stesso tempo e perché solo l&#8217;apertura della scatola può dirimere il problema. Pasquale spiegava che un fenomeno si modifica per il solo fatto di essere osservato.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso a Rossella che ha fatto la sua prima regia. Penso che lei adesso stia capendo quello che spiegava Pasquale. Perché se al posto del gatto in scatola metti attori sul palco ti rendi conto che il tuo osservarli &#8211; l&#8217;osservarli di qualsiasi pubblico &#8211; li modifica di per sé. Che l&#8217;accendersi della verità in scena dipende anche dallo sguardo di chi sta in platea, perché la verità in teatro è sempre la verità di qualcuno per qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace parlare di Geremia che operato e dolente va ad appendere i manifesti di Troppo Mare nel caldo torrido del pomeriggio, del suo entusiasmo per le cose che si fanno, persino della sua nostalgia per Milano &#8211; su questo faccio davvero fatica a seguirti caro Geremia&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piacciono i silenzi di Jessica, che apre la bocca solo per cantare. E se ne accorgono tutti. Nel frattempo pulisce fa la spesa monta smonta sale scende compra telefona apre chiude e sorride. I personaggi così silenziosi e defilati mi mettono sempre un po&#8217; di soggezione. Perché guardano. E pensano.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace la cortesia di Giuseppina, insegnante di canto di Vernicefresca. Mi piace la dolcezza con cui inchioda i ragazzi anche al quarto di tono. Mi ha stupito l&#8217;educazione con cui ha protestato con me perché ho deciso troppo tardi le canzoni dei ragazzi. Separare l&#8217;errore da chi lo commette è un atteggiamento di grande libertà, che rende leggero il lavoro di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piacevano anche le urlate senza voce di Simona, la coreografa della scuola insegnante di danza. Lei fa e gli allievi ripetono. Poi partono gli strali. Ma non ce la fa, i suoi occhi sorridono sempre, anche quando vorrebbe fare l&#8217;arrabbiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho molto amato &#8211; anche se ho contestato il momento &#8211; la cucina di Nadia. Insomma, andare ad Avellino non è consigliabile se sei a dieta. Ma lei è inarrestabile e vuole far diventare la sede di Vernicefresca una vera casa. Quante cose abbiamo assaggiato? Non lo so più. Lei è la fondatrice della scuola e la sta guardando crescere e prendere la propria strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente&#8230; Max, mentore del loro mondo e amico che mi ci ha condotto. Gli ho detto scherzando che per lui è vietato ridere dopo le dieci di sera. I vicini potrebbero protestare. Una presenza potente che ha deciso di sostenere con la sua forza Vernicefresca.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei ragazzi non parlo nello specifico. Ma insieme sono davvero qualcosa. Li ringrazio di cuore perché mi hanno abbracciato da un mondo lontano. Sono tutti specifici, in alcuni momenti anche speciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla mia valigia escono anche parole nuove. <em>Avere la uàllera, arronzare, alluscare</em>. Non mi chiedete niente. Tradurre non serve. Bisogna andare là. Ciao Avellino, è stato bellissimo.</p>
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		<title>Il libro di oggi &#8211; Narrazioni, di Andrea Smorti</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 04:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Solo le parole - Libri]]></category>

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&#8220;Siamo a Bari, un giorno d&#8217;estate del 1988. Una giovane coppia di fidanzati va in centro a far spese. Passando davanti a un negozio di abbigliamento la ragazza vede un vestito che le piace. Decide di comprarlo ed entra nel negozio. Il fidanzato resta fuori e se ne va a curiosare fra le vetrine lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/07/de4f2esa.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-964" title="de4f2esa" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/07/de4f2esa-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Siamo a Bari, un giorno d&#8217;estate del 1988. Una giovane coppia di fidanzati va in centro a far spese. Passando davanti a un negozio di abbigliamento la ragazza vede un vestito che le piace. Decide di comprarlo ed entra nel negozio. Il fidanzato resta fuori e se ne va a curiosare fra le vetrine lì intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il proprietario del negozio invita la ragazza ad entrare nel camerino del retrobottega per provare l&#8217;abito. Passa il tempo e la ragazza non esce. Finché il fidanzato, stanco di aspettare, si decide ad entrare per chiedere a che punto stanno le cose.  Il proprietario, meravigliato, gli dice che la ragazza non c&#8217;è più, se n&#8217;è andata da un pezzo. Il ragazzo si insospettisce, trova due poliziotti, racconta loro la storia, li convince ad entrare nel negozio e a dare un&#8217;occhiata.</p>
<p style="text-align: justify;">In un punto del retrobottega i poliziotti si accorgono che il pavimento suona a vuoto. Scoprono una botola che immette in una specie di sala ben illuminata dove si trovano alcuni chirurghi, almeno tali sembrano dai camici che indossano e dai bisturi che hanno in mano, che stanno ancora sezionando la ragazza. Il negozio mascherava un commercio d&#8217;organi in piena regola. I chirurghi li prelevavano e li predisponevano per la consegna al mercato nero&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In quell&#8217;estate del 1988 questa storia conobbe una grande diffusione, a Bari e non solo. Molti la presero per vera, anzi volevano in tutti i modi sapere quale fosse il negozio-mattatoio e conoscerne il proprietario. Intanto le madri chiudevano in casa le figlie, tenendole al riparo da boutique e negozi d&#8217;ogni tipo. Finché polizia e giornali dovettero ricorrere a ripetute smentite pubbliche che, alla fine, riportarono la calma.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché, ci chiediamo, la gente si dimostra così incline a credere a certe storie? Una bella domanda, questa, per una risposta tutt&#8217;altro che semplice. Ma vale la pena di tentare. Perché il problema delle storie e della loro credibilità investe non solo la vita sociale e politica di un popolo, ma anche il funzionamento stesso del pensiero. &#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">Se vi attizza, compratelo. Andrea Smorti è una mia nuova passione. Di una bravura pazzesca.</p>
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		<title>Lo spunto di oggi &#8211; Troppo Mare</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 16:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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Bene, Alice ripristinata da pochissimo. In tempo per dare un saluto e partire per Avellino, dove in queste ore stanno lavorando duro per arrivare al meglio al debutto di Troppo Mare, lo spettacolo che Vernicefresca mi ha dato la possibilità di scrivere e che Rossella Massari sta dirigendo &#8211; con la mano maestra e discreta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/07/d3r4t6h.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-956" title="d3r4t6h" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/07/d3r4t6h-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Bene, Alice ripristinata da pochissimo. In tempo per dare un saluto e partire per Avellino, dove in queste ore stanno lavorando duro per arrivare al meglio al debutto di <em>Troppo Mare</em>, lo spettacolo che Vernicefresca mi ha dato la possibilità di scrivere e che Rossella Massari sta dirigendo &#8211; con la mano maestra e discreta di Massimiliano Foà &#8211; verso il porto del sipario. Preferisco non dire della trama in quanto da quelle parti è oggetto di curiosità e di attesa. Ma del percorso sì.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Troppo Mare</em> è un testo che nasce dalle parole dei ragazzi, da racconti scritti via mail. Racconti personali, intimi, riflessioni di ruvida sincerità. E poi naturalmente di speranze, illusioni e disillusioni. Da una parte tutto questo cuore, dall&#8217;altra il perenne e fastidioso rumore di fondo di tutto il resto. Tutto un vissuto tenuto dentro a ribollire e così poche occasioni per scambiarselo e per confrontarcisi. Troppo frastuono di ogni cosa, troppe informazioni, troppe cose da fare. Siamo sempre in mezzo a un mare di questioni  e questo mare è sempre troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo su una nave. Siamo i passeggeri di un battello che attraversa l&#8217;oceano. Trattasi di crociera estiva, buon umore e vacanze di default. Ma è da se stessi che è difficile andare in vacanza. Dalla nostra storia e dalle nostre posizioni di cui non ci chiediamo nemmeno più il vero motivo.  Eppure le teniamo e ci teniamo con le unghie ad esse perché ci confermano chi siamo, ce lo ricordano, sono il nostro porto sicuro: le nostre idee sul mondo, più immutabili del mondo stesso che invece continua a girare.</p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo avanti tenendo una rotta quotidiana anche nel più desolante smarrimento della meta. Si sgretola il filo del passato che ci ha portato fin lì, si smarrisce la prospettiva che vorremmo avere davanti. Persi tra <em>non più</em> e <em>non ancora</em> rimaniamo rigidamente con la mano sul timone, tenendo la rotta.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato un percorso basato su una reciproca fiducia. Naturalmente a rischiare di più erano loro, i ragazzi, perché alla fine non sai mai cosa può fare una persona con le parole che parlano di te e che le hai consegnato. Le abbiamo messe sulla nave, nella bocca e nel cuore di ognuno di questi personaggi, le abbiamo viste viaggiare questo pericoloso e metaforico viaggio di vacanza. Non abbiamo cercato di dire tutta la verità ma abbiamo cercato di dire solo cose vere.</p>
<p style="text-align: justify;">Un viaggio interiore sul filo dell&#8217;andare in fondo senza andare a fondo. Strana, contagiosa felicità che si scatena nel fare insieme un lavoro introspettivo severo con la volontà di riuscire a esprimerlo poi per qualcuno.  Se ci si riesce si tocca con mano che <em>dire è dirsi e dirsi è darsi</em>. Mai come in questo caso l&#8217;ho verificato. Qui è del tutto tangibile come la storia che si racconta sia soltanto il terreno sul quale si incontrano narratore e destinatario. Quando ci sei dentro senti che la faccia del destinatario del tuo racconto, quando reagisce al tuo raccontare, sta rimandando a specchio una reazione &#8211; un regalo &#8211; per te. Che devi essere pronto a ricevere. L&#8217;ascolto di chi ti sta davanti. Perché lì il destinatario sei tu. Quello che ti ritorna è l&#8217;esito di quel che è uscito da te e ha fatto un giro dentro l&#8217;altro. Sei di nuovo tu. Raccontare all&#8217;altro è ancora una cosa per te. Per questo ringrazio Vernicefresca.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, domani comincia quest&#8217;ultima, intensissima settimana di prove. Il debutto è previsto per l&#8217;8 luglio al teatro Gesualdo di Avellino. E apparentemente sarà anche il nostro punto di arrivo finale. Ma certi viaggi continuano poi dentro, ad altri livelli. Un ultimo pensiero, per Miriana, la signora tra i settanta e gli ottanta che raccontò quella storia così forte per me. Chissà se si trova ad Avellino, chissà se va a teatro. Nella smania di voler sempre pagare le cose, mi piacerebbe restituirle un&#8217;avventura.</p>
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		<title>Lo spunto di oggi &#8211; L&#8217;altra Alice&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 04:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230;ingelosita dai discorsi di questi giorni, scoprendosi non l&#8217;unica Alice e nemmeno la preferita, ha deciso di impedirmi la comunicazione utilizzando tattiche terroristiche e di basso profilo. Le donne sanno essere tremende. Ora mi ritrovo con un filo di connessione rubata wireless a qualche vicino ignaro della cosa. Invio questo messaggio carbonaro in fretta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8230;ingelosita dai discorsi di questi giorni, scoprendosi non l&#8217;unica Alice e nemmeno la preferita, ha deciso di impedirmi la comunicazione utilizzando tattiche terroristiche e di basso profilo. Le donne sanno essere tremende. Ora mi ritrovo con un filo di connessione rubata wireless a qualche vicino ignaro della cosa. Invio questo messaggio carbonaro in fretta e furia prima che cada il ponte organizzato dalla resistenza. Sono vittima di Alice, adesso finalmente l&#8217;ho detto. Alice ADSL vuole porre fine alle mie relazioni extra &#8211; flat. Ma ne verremo a capo e ci sentiremo a blocco finito. Un abbraccio a tutti gli amici partigiani&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lo spunto di oggi &#8211; Carissima Alice&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 04:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Carissima Alice,
ho voluto mettere le tue parole sul mio blog perché non posso non riconoscervi una quantità di giorni e di persone che ho attraversato e incontrato. I tuoi sentimenti sono quelli di moltissima gente che ha lavorato e dato del suo meglio per molto tempo senza riuscire a vedere un ritorno congruente allo sforzo.
Poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/r4t5y6u7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-943" title="r4t5y6u7" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/r4t5y6u7-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Carissima Alice,</p>
<p style="text-align: justify;">ho voluto mettere le tue parole sul mio blog perché non posso non riconoscervi una quantità di giorni e di persone che ho attraversato e incontrato. I tuoi sentimenti sono quelli di moltissima gente che ha lavorato e dato del suo meglio per molto tempo senza riuscire a vedere un ritorno congruente allo sforzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi vedo altro ancora. Vedo le facce dei furbi, quelli che hanno passato la giovinezza sotto i portici a fumare come dici tu. Li vedo passare avanti perché le corsie di sorpasso hanno regole ogni volta sorprendenti. Insomma: è uno schifo e lo sappiamo,  impossibile darti torto soprattutto se ti si conosce.</p>
<p style="text-align: justify;">Però una libertà ce l&#8217;abbiamo ancora secondo me. Quella di dare alla situazione un significato accettabile per noi. Quest&#8217;operazione non cambierà le cose ma potrebbe cambiare il nostro essere <em>vecchi e incazzati</em>. Si tratta di non concedere a una situazione che ha il potere di cancellare tutto il lavoro che abbiamo fatto e che stiamo facendo,  anche il potere di cancellarci dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">Una distanza, se ci riusciamo, anche dal nostro legittimo risentimento. Prendo la tua storia perché dal mio punto di vista è esemplare. Hai fatto ogni passo, anche con grandi dolori, conquistato ogni centimetro. E oggi aspetti un figlio che nascerà a breve. Tutti i tuoi 30 anni sono il contesto storico che hai creato per te stessa. Quando uno di noi dice <em>Alice</em> sa una serie di cose. Questo contesto storico che è costituito di dolcezza, di serietà, di pulizia intellettuale, di affidabilità, è una poderosa costruzione fatta di tempo e di gradini saliti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa costruzione che è Alice con quello che rappresenta, è il contesto in cui nasce tuo figlio. Non stare sotto i portici è servito. Non restare a guardare, non entrare come dici tu senza sporcarsi le mani nel mondo del lavoro, è servito. Tuo figlio nasce in un mondo di senso che nessun abbrutimento sociale può diminuire. Non concediamogli questo potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto che c&#8217;è un modo per conoscere se in fondo a noi ci sono desideri profondi o semplici pretese: se di fronte alla loro frustrazione proviamo dolore erano desideri, se proviamo stizza erano pretese. Non so quanto sia vero ma la tua rabbia &#8211; che non si può non trovare più che legittima &#8211; ti auguro di riuscire a trasformarla. Molti esponenti della gloriosa generazione del &#8216;68 hanno rimproverato alla mia di non avere nessuna &#8220;rabbia&#8221;. E&#8217; una cosa che non ho mai capito. Quasi che la rabbia fosse garanzia di efficacia, di intelligenza, di laboriosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Posso decidere che non amo lo stato delle cose e posso non conferirgli il potere di devastare anche la mia interiorità. Te lo scrive uno che è famoso per le sue insonnie ostinate, per i suoi momenti di sconforto e per la sua scarsa propensione all&#8217;ottimismo. E&#8217; proprio perché non ne sono capace che lo auguro a te. Fare come le capre della foto. Imparare a camminare sui rami dei significati per andare a mangiare i suoi frutti più rarefatti e difficili. Imparare ad assegnare senso alle cose in modo che le cose non abbiano il potere di togliere senso a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre lo scrivo a te lo sto dicendo a me come ben immagini. Più divento vecchio e meno questa storia dell&#8217;<em>incazzatura</em> mi convince. La tua <em>incazzatura</em> è il primo successo di una realtà sfavorevole contro di te. Invece c&#8217;è un bambino in arrivo che nasce in una culla di affetto e di significato, con una madre che ha pagato tantissimo senza riuscire &#8211; al momento &#8211; ad avere quello che si meriterebbe. E che nonostante questo, sorride. Tanti auguri, Alice. Ti abbraccio.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Lo spunto di oggi &#8211; L&#8217;alba dei trenta</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 04:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sul sito di Massimiliano Foà compare la mail di una nostra amica comune, Alice. Trovo le sue parole particolarmente chiare e appassionate e le chiedo di poterle pubblicare anche qui. Dietro suo consenso, ecco quello che ha scritto all&#8217;alba del suo trentesimo compleanno e della sua prima maternità.
L’alba dei trenta.
Questo è un mondo dove il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/3egn0ci.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-934" title="3egn0ci" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/3egn0ci-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.massimilianofoa.net">Massimiliano Foà</a></span> compare la mail di una nostra amica comune, Alice. Trovo le sue parole particolarmente chiare e appassionate e le chiedo di poterle pubblicare anche qui. Dietro suo consenso, ecco quello che ha scritto all&#8217;alba del suo trentesimo compleanno e della sua prima maternità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’alba dei trenta.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo è un mondo dove il principio di meritocrazia non esiste, non esiste più, o non è mai esistito.<br />
Certamente questo è il punto in cui io ne prendo coscienza.<br />
Il concetto di lavoro e di ruolo e di responsabilità è totalmente funzionale a logiche che nulla hanno a che vedere con il lavoro stesso, le responsabilità stesse.<br />
Lavoro da quando ho 19 anni,anzi, se vogliamo considerare un lavoro le ripetizioni a domicilio lavoro da quando ne ho 17, da quando cioè faccio la quarta superiore.<br />
In mezzo ci ho fatto stare una laurea, per quello che oggi interessa, e per quello che conta, meglio dire, perché è di conti che parlo.<br />
Di conti che non tornano.<br />
Da quando ho 22 anni, decisamente prima di laurearmi quindi, lavoro a tempo pieno, quindi senza più scuse ne’ alibi per chi legge il tuo curriculum (lo legge, qualcuno?) e ti incasella tra i &#8220;giovani lavoratori&#8221;.<br />
Non sono giovane per niente, sono vecchia e incazzata sapete?<br />
Perché mi chiedo perché non ho passato le mie giornate dei vent’anni a fumare nei chiostri dell&#8217;università, a prendere aperitivi nel bar di fronte, perché penso a tutte le sere passate a studiare invece che tra le braccia del mio uomo oppure alle volte in cui non mi sono comprata un vestito, una cena, un regalo, per pagare affitto, mutuo, vacanze e motorino.<br />
Perché?<br />
Avrei potuto fare qualche anno all&#8217;estero, fare finta di studiare e sbattermi, poi tornare e fare anche finta di lavorare, non farlo sul serio, e poi in fondo chi mi avrebbe privato dei soldi per la birra la sera e le vacanze d&#8217;estate?<br />
Poi, con molta calma, avrei potuto laurearmi sulla soglia dei trenta, farmi comprare una casa da papà e mamma, e poi con tutta la calma del mondo entrare nel mondo del lavoro in punta di piedi, senza sporcarmi troppo le mani, e senza il bisogno di dimostrare che ero capace, di lavorare, di fare, di decidere, di organizzare.<br />
Adesso sarei il capo di me stessa, nel senso che nella gerarchia che ci incasella nei ruoli universali del mondo del lavoro starei molto più in alto.<br />
Il mio cervello forse sarebbe lievemente più atrofizzato, certo.<br />
Cerco di consolarmi così ma così non è, perché il mio cervello si sta atrofizzando ugualmente.<br />
Non me lo fanno usare, e se me lo fanno usare è solo per difendermi da fregature peggiori.<br />
Niente che abbia a che vedere con la progettualità, la crescita, l&#8217;apprendimento anche, ché certo non credo di essere da nessuna parte, ma certo non posso pensare di essere più in basso di tutti voi, questo no.<br />
Nemmeno per anzianità, proprio perché, vedi sopra, nemmeno l&#8217;essere giovane mi sono concessa, e ora mi ritrovo, come in un fottuto contrappasso, a pagare col marchio &#8220;giovane&#8221; tutto l&#8217;impegno profuso inutilmente, il senso del dovere e della regola, il senso di responsabilità.<br />
Chi sta più in alto sarà sempre più anziano, sulla mia carta d&#8217;identità ci sarà sempre scritto 1980 e quindi che dovrei fare?<br />
Attendere che chi sta sopra vada in pensione per garantire una mensilità decente e dignitosa a me e alla mia famiglia?<br />
Bastava dirlo, ripeto, avrei fatto vacanza fino ad ora, e non mi ritroverei vecchia ed incazzata all&#8217;alba dei trenta.</em></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;alba dei quarantadue mi serve qualche giorno per pensarci.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Blaise Cendrars</title>
		<link>http://www.giovannicovini.it/2010/06/17/blaise-cendrars/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 04:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se ami questo è il momento di partire.
Lascia tua moglie lascia il tuo bambino
lascia il tuo amico lascia la tua amica
lascia la tua amante lascia il tuo amante
Quando si ama si deve andar via.
Il mondo è pieno di negri e di negre
Donne uomini uomini donne
Guarda i bei negozi.
Questa carrozza quest&#8217;uomo questa donna
questa carrozza
e tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/str66.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-930" title="str66" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/str66-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a><br />
Se ami questo è il momento di partire.</p>
<p>Lascia tua moglie lascia il tuo bambino<br />
lascia il tuo amico lascia la tua amica<br />
lascia la tua amante lascia il tuo amante<br />
Quando si ama si deve andar via.</p>
<p>Il mondo è pieno di negri e di negre<br />
Donne uomini uomini donne<br />
Guarda i bei negozi.<br />
Questa carrozza quest&#8217;uomo questa donna<br />
questa carrozza<br />
e tutte le belle merci in vetrina.</p>
<p>C&#8217;è l&#8217;aria c&#8217;è il vento<br />
le montagne l&#8217;acqua il cielo e la terra<br />
I bambini gli animali<br />
le piante e il carbon fossile</p>
<p>Impara a vendere a comprare a rivendere<br />
dà prendi dà prendi<br />
Quando si ama si deve sapere<br />
cantare correre mangiare bere<br />
fischiare<br />
E imparare a lavorare</p>
<p>Quando si ama si deve partire<br />
non sorridere fra le lacrime<br />
non farti il nido fra due seni<br />
Respira cammina parti vattene</p>
<p>Faccio il bagno e guardo<br />
vedo la bocca che so io<br />
la mano la gamba l&#8217;occhio<br />
faccio il bagno e guardo</p>
<p>Il mondo intero è sempre qui<br />
la vita con le sue cose sorprendenti<br />
Esco dalla farmacia<br />
Scendo appena dalla bilancia<br />
Peso i miei soliti 80 chili<br />
Ti amo.</p>
<p>BLAISE CENDRARS 1887 a La Chaux -de- Fond</p>
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		<title>Lo spunto di oggi &#8211; Scegliere i ricordi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 16:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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		<description><![CDATA[
C&#8217;e&#8217; poca gente, il sole e&#8217; ancora basso e lascia ombra fra le case per camminare. Davanti al Duomo c&#8217;e&#8217; un anziano carabiniere con una bandiera. Dopo qualche minuto &#8211; mentre sono lì che leggo &#8211; vedo arrivare altri corpi militari con bandiere. Tutti ex combattenti. Si salutano, non sono molti. Nessun civile, solo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/r5t96y.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-923" title="r5t96y" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/r5t96y.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;e&#8217; poca gente, il sole e&#8217; ancora basso e lascia ombra fra le case per camminare. Davanti al Duomo c&#8217;e&#8217; un anziano carabiniere con una bandiera. Dopo qualche minuto &#8211; mentre sono lì che leggo &#8211; vedo arrivare altri corpi militari con bandiere. Tutti ex combattenti. Si salutano, non sono molti. Nessun civile, solo un rappresentante del Comune. Una donna sui settantacinque forse piu&#8217; prende la parola. All&#8217;inizio non l&#8217;ascolto, preso dalla lettura. Poi lei e&#8217; talmente brava, talmente capace di portarmi dentro la sua storia, che rinuncio volentieri a leggere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può tracciare una riga blu su una cartina &#8211; dice &#8211; e separare un paese. E dire che una parte del mondo che si sente italiana di colpo non lo è più. Il racconto è naturalmente autobiografico. Lei è una bambina istriana, Tito si sta prendendo quel pezzo di terra. In casa Miriana assorbe i discorsi dei genitori, così quando un giorno la milizia entra in aula nella sua scuola, lei è l&#8217;unica bambina che non si alza in piedi. I tre miliziani insistono ma lei resiste. Allora la maestra li prega di calmarsi, prova a parlarci lei. Le va vicina vicina e le dice sottovoce: <em>Miriana, tu mi vuoi bene? &#8211; Certo</em>, risponde Miriana stupita. <em>Allora ti ricordi quello che ti ho fatto vedere?</em> Continua la maestra tremando. E si slaccia un bottone della camicetta. C&#8217;è tatuata sul petto la sua matricola di ebrea. <em>Ti ho raccontato del lager. Se tu non ti alzi si va in Siberia. E dalla Siberia non si torna.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Miriana si alza. I tre miliziani &#8211; risolto il problema &#8211; si dedicano al crocifisso. Lo sostituiscono con un ritratto di Tito. Uno dei tre soldati tenta di rompere la croce  pestandola sul ginocchio piegato. Non si rompe, così la pesta sulla cattedra. Non si rompe. Allora si inginocchia e la pesta per terra. Finalmente riesce nell&#8217;impresa. La &#8220;maleducazione&#8221; di Miriana viene segnalata e i genitori vengono convocati per firmare la loro scelta: rimanere italiani o meno. L&#8217;appuntamento per i due è alle 10.30 del mattino. Lavorano in fabbriche diverse e si trovano davanti all&#8217;ufficio all&#8217;ora stabilita. Firmano: rimanere italiani. Tornano al lavoro ognuno per sé. Alle  12.30 sono entrambi licenziati.  Gli viene comunicato l&#8217;orario dell&#8217;ultimo treno che possono prendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Miriana è a casa con la mamma. La mamma piange, accarezza porte, tavoli, pentole. Non vuole lasciare tutta la sua vita. Miriana non capisce: <em>pensa solo che saremo liberi, mamma. Pensa che potremo andare in chiesa e restare italiani</em>. Ma la mamma è inconsolabile, tanto che dev&#8217;essere Miriana a raccomandarle di fare in fretta: <em>non possono perdere quel treno.</em> Finalmente escono.  Arrivano in stazione con una valigia e prendono quel treno. La mamma si mette seduta e piange. Miriana la consola, lei si sente allegra. Le chiede di andare al finestrino. La mamma acconsente purché rimanga a vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Miriana guarda fuori e il treno passa nel suo paese. Vede sfilare via la chiesa, casa sua, la scuola. Li vede allontanarsi. Capisce che è per sempre e comincia a piangere disperatamente. Capisce in quel momento &#8211; da bambina &#8211; la differenza tra profugo ed esule. Il profugo spera sempre di tornare in patria, l&#8217;esule sa che non ci tornerà mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Miriana finisce il suo racconto. La sua voce è serena, ironica, senza commozione. Avellino non si è ancora svegliata e sulle sue strade è successa tutta una guerra. Nel libro che stavo leggendo c&#8217;è scritto che i ricordi non si possono scegliere. Però si può decidere a quali dare forza e valore e a quali no. Il fatto è che il ricordo raccontato diventa il presente della vita di chi ti ascolta. Per cui sono stato in quell&#8217;aula, in quella casa, su quel treno. Miriana adesso vive ad Avellino. Ho incrociato questo treno per puro caso e ora è un mio ricordo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ascolto storie dal passato, mi ci emoziono nel presente, le lancio nel futuro raccontandole a mia volta. Strano pensare che quello che stai vivendo senza magari venirne a capo, servirà tra molti anni a qualcun altro che lo sentirà raccontare. Strano pensare di non essere necessariamente il terminale ultimo del senso di noi stessi. Magari ci siamo per diventare un racconto per altri. Passo dal bar e prendo una granita al limone prima di cominciare a lavorare. Abbastanza buona, penso. Non indimenticabile. Scegliere i ricordi.</p>
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		<title>Lo spunto di oggi &#8211; L&#8217;altra parte del caffè</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 04:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>

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Un posto banale, uno come un altro. Milano nel suo quotidiano squallore. Lui ha una camicetta bianca e un golfino tenuto sulle spalle. Forse è uscito presto di mattina perché a quest&#8217;ora &#8211; sono quasi le due &#8211; non ha senso tenerlo addosso, ci sono 32 °C.  Ma lui passeggia indifferente. E&#8217; qualche minuto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/r4t5i8z.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-909" title="r4t5i8z" src="http://www.giovannicovini.it/wp-content/uploads/2010/06/r4t5i8z-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un posto banale, uno come un altro. Milano nel suo quotidiano squallore. Lui ha una camicetta bianca e un golfino tenuto sulle spalle. Forse è uscito presto di mattina perché a quest&#8217;ora &#8211; sono quasi le due &#8211; non ha senso tenerlo addosso, ci sono 32 °C.  Ma lui passeggia indifferente. E&#8217; qualche minuto che lo guardo. Va avanti e indietro, avrà circa 30 anni. Lei forse qualcosa meno. Lei adesso è nel bar. Lui chissà perché non ci è entrato. Non prende il caffè, sta fuori. Strano. Sotto il sole, con il golfino sulle spalle. Rinuncia all&#8217;aria condizionata del bar, anche solo a un bicchiere d&#8217;acqua con lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Attende. E siccome sto attendendo anch&#8217;io, lo guardo. Finché non spunta l&#8217;altra. Una bella donna giovane, anche lei sui 30. Spinge una carrozzella nuova nuova. Si ferma a qualche metro da lui, è qualche secondo che si guardano. Lei si porta una mano davanti alla bocca. Lui si china lievemente in avanti. E&#8217; un&#8217;emozione veloce e sincera. Si raggiungono, si abbracciano, si baciano sulla guancia e lui le prende le mani. Guarda il bambino nella carrozzella. Forse è una bambina ma io non sento una parola e non vedo perché sono sul marciapiede di fronte.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlano. Parlano intensamente, veramente. Vicini vicini. Lui si porta una mano alla fronte ripetutamente in un chiaro gesto da <em>non ci posso credere</em>. Guarda il bambino nella carrozzella. Guarda lei. Ecco cos&#8217;ha lei: sembra quasi imbarazzata. Ha le guance arrossate adesso, è felice ma è imbarazzata. Allora mi viene il pensiero più banale. Sono due ex. Forse sono due ex. Lui tira fuori il cellulare e lei detta un numero. Un contatto ripreso così, con fame, senza pensare. Chissà di cosa parla questa fame. Chissà se è fame questa velocità automatica che si è impossessata dei due.</p>
<p style="text-align: justify;">Un tempo passato. Lui accenna verso l&#8217;interno del bar. Lei annuisce e sorride ma non è più il sorriso di prima. L&#8217;altra parte del caffè sta là dentro, nel bar. Penso all&#8217;antistruttura. Il flashback che irrompe nel presente narrativo. Quella cosa che non può avvenire nel tempo diegetico, non può avvenire nella vita vera, che va avanti senza eccezioni. Mmh.  Eppure io ce l&#8217;ho davanti quest&#8217;irruzione del passato. La donna del presente è assente e la donna del passato è nel presente. Questo cortocircuito di cuore strada e casualità danza davanti a me. Chissà quanto tempo sono stati insieme. Chissà con chi ha fatto quel figlio, lei. Chissà se lui sente le stesse cose per la sua donna presente, quella nel bar.</p>
<p style="text-align: justify;">E lui, lo userà quel numero che ha preso? Com&#8217;era finita quella storia per potersi rivedere con tanto entusiasmo? Lei è stata più rapida. Ha fatto un figlio, lui è ancora solo fidanzato con una che beve troppi caffè. Oppure erano solo compagni di scuola? E lei ha fatto il figlio con il suo compagno di banco, il fidanzato di sempre? Escludo alcune strade. Che lui abbia voglia di far salutare questa giovane mamma alla sua fidanzata nel bar, perché non va a chiamarla. Escludo che le due donne si conoscano. Se si conoscono, non c&#8217;è stato nulla di buono tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sento un campanello dentro di me. Sento che lei potrebbe uscire a questo punto. Se è entrata per un caffè ci sta che esca più o meno adesso. Mettici che dovesse fare la pipì, sarà per quello. E sento che non voglio vederla uscire. Non voglio varcare la soglia. Non voglio sapere come gestirà lui la cosa. Se c&#8217;è un segreto, un&#8217;ombra, oppure niente. Temo. Da quello che vedo, temo. Quindi mi volto e giro oltre la siepe da strada del bar di fronte. Il guardo esclude a sufficienza. Piantumazione aree pedonali urbane. Putinie in vasi finto granito con cicche di sigarette spente alle radici. Bella città. E che gusto. Per poco il cor non si spaura.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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